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Materiali - Le corde

  • Categoria principale: ROOT
  • Pubblicato: Giovedì, 15 Ottobre 2009 14:46
  • Visite: 40645
  • 15 Ott

1.3.3 Le Corde

Le corde sono strutture molto complesse composte da due tipi di materiale sintetico (nylon e perlon) e costituite da un nucleo interno, l’ANIMA ed un involucro esterno, la CALZA. L’anima è formata da un numero variabile di trefoli, quasi sempre dispari,intrecciati tra loro parte in un senso e parte nell’altro.

 


Ogni trefolo ha un carico di rottura attorno ai 130 Kgp ed è a sua volta costituito da un intreccio di fili elementari. La calza ha la funzione protettiva e concorre alla tenuta complessiva della corda per circa 1/3. Le corde si dividono in dinamiche (alpinismo) e statiche (speleologia); la differenza sostanziale tra le due tipologie sta nella proprietà elastica, maggiore nelle prime e minore nelle seconde. Dal punto di vista strutturale la diversità viene ottenuta con un diverso intreccio dei fili elementari, ma i materiali di costruzione sono gli stessi. Una corda assorbe l’energia prodotta dalle sollecitazioni a cui è sottoposta in tre modi : per elasticità, per plasticità e per attrito. L’elasticità è un fenomeno reversibile, ossia l’energia assorbita in tal modo viene restituita in modo uguale. La plasticità ed attrito invece sono due fattori irreversibili, l’energia assorbita viene dissipata a discapito della struttura della corda che ne subisce delle deformazioni anche non visibili. Le corde più usate in speleologia hanno un diametro di 10 mm che offrono una buon compromesso tra tenuta e durata nel tempo e un fattore di rottura superiori a 2800 kgp mentre quelle da 9 mm attorno ai 2400 kgp.
Nel valutare i carichi di rottura delle corde si deve tenere presente il cosiddetto “effetto nodo”. Infatti, quando si confeziona un nodo ad un capo della corda il carico di rottura della stessa si riduce dal 25% al 50% a seconda del tipo di nodo.Una corda senza nodi si rompe per l’eccessivo allungamento e snervamento delle fibre che la compongono.Una corda annodata si rompe nel punto di uscita del nodo per fusione delle fibre causata dal surriscaldamento per l’attrito prodotto dallo scorrere delle spire che compongono il nodo l’una sull’altra.