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Martedì, 26 Settembre 2017

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Uno stage per cominciare

Da pochi giorni si è concluso il quinto stage di speleologia e chi meglio dei giovani allievi poteva descrivere meglio l'esperienza? Ecco di seguito le impressioni le emozioni, se pur breve dell'esperienza ipogea:
E’ sempre estremamente difficile riassumere in poche righe un’esperienza quando questa ti lascia senza fiato e coinvolge ogni parte di te stesso nel più profondo. Quanto riporterò non vuol essere solo un riassunto degli eventi che si sono succeduti durante il V Stage di Avvicinamento alla Speleologia organizzato dal Gruppo Speleologico Lunense, ma vuol essere, per quanto possibile, l’espressione delle emozioni che in prima persona, da neofito dell’ambiente, ho provato.
Quando ci si arriva a domandare “cosa veramente stiamo cercando” in pochi sentono che questa ricerca passerà dalla scoperta di un mondo nuovo, che tuttavia sopravvive, o meglio vive, da milioni di anni sotto di noi. Eppure questo desiderio di ricerca dell’ignoto si è fatto largo dentro di me, insinuandosi attraverso un percorso stretto e pieno di ostacoli fino a poi affiorare in superficie per farsi riconoscere.
E così che per me tutto ha avuto inizio. Giovedì 18, uscito dal lavoro, mi sono diretto verso la sede del Gruppo Speleologico Lunense di La Spezia senza sapere cosa avrei incontrato, chi avrei conosciuto. L’accoglienza, prima ancora di entrare nella sede, è stata delle più calorose nonostante nessuno mi avesse mai visto fino a quel momento. Mi sono sentito subito a mio agio.
L’esperienza e la passione delle persone che hanno illustrato a me e ad altri 4 “novelli” della speleo cosa vuol dire visitare il mondo che si cela al blu del cielo mi ha da subito coinvolto e mi ha fatto capire che avevo fatto la scelta giusta: questo Stage era ciò che stavo cercando.
Ci siamo dati appuntamento per sabato mattina al monte della Formica, sopra Carrara, per una lezione di esercitazione nella omonima cava abbandonata.
In una giornata fresca (c’è anche chi direbbe freddina), nonostante il sole a valle, ho svolto le mie prime salite e discese su corda imparando, grazie alla pazienza dei ragazzi del gruppo, l’uso degli strumenti e le norme di sicurezza che si utilizzano in speleologia. Non voglio riportare nomi perché non voglio rischiare di tralasciare nessuno, in quanto ogni persona presente ha contribuito a rendere la giornata piacevole ed emozionante. Di certo non sono mancate le risate e il senso di coinvolgimento che solo un gruppo ben affiatato, nonostante la presenza di persone che non si sono mai viste prima ma che sono state subito accolte senza alcun pregiudizio, riesce a trasmettere.
La giornata si è conclusa al fortino, sede del gruppo, sopra La Spezia, con una bella grigliata e tante bottiglie di vino  A proposito, non fate mai mancare vino e birra sulla tavola! Dopodiché tutti nei sacchi a pelo a dormire.
Il giorno dopo partenza per il Passo del Vestito dove la mia avventura in grotta ha inizio: non vedo l’ora di giungere sul posto. Non so ancora cosa voglia dire calarsi tra le rocce verso il centro della montagna e l’emozione è tanta. La grotta scelta dai ragazzi del GS Lunense è la Buca dei Tunnel sul monte Pelato sopra Massa.
Per raggiungere l’accesso della grotta è necessario arrampicarsi su di un ravaneto per una decina di minuti. Arrivati all’ingresso la grotta è già stata armata e noi non dobbiamo far altro che mettere l’imbrago e preparare l’attrezzatura. Finalmente si entra!
Man mano che si procede verso il basso inizia a farsi sentire un’aria sempre più fredda e umida. Le pareti trasudano acqua e un piccolo geotritone cerca di mimetizzarsi tra i colori della roccia. Alzano lo sguardo illumino con il mio casco il soffitto della grotta e noto una miriade di riflessi dorati. Mi spiega Susana che si tratta di microrganismi.
Procedendo ogni angolo, ogni anfratto nasconde il suo fascino fintanto che non viene illuminato dalle nostre torce. Allora le piccole concrezioni presenti all’interno della Buca dei Tunnel si mettono in mostra lasciando riflettere la luce sulle piccole gocce d’acqua che le percorrono fino poi a staccarsi da esse e cadere a terra.
Arriva il primo pozzo, la prima discesa e, dopo un po’ di titubanza, scendo senza troppi problemi. Il susseguirsi di piccole strettoie (posso immaginare che i più esperti possano sorridere a sentir parlare di strettoie nella Buca dei Tunnel ) e di piccoli pozzi ci porta ad addentrarci in profondità per quasi 400 metri e a coprire un dislivello di quasi 80 metri fino al pozzo finale di 20 metri.
Ogni tanto mi piace fermarmi lasciando che chi mi precede svolti l’angolo e in attesa che chi viene dietro di me mi raggiunga. Allora spengo la luce del casco e mi lascio avvolgere dal buio e ascolto.
Il silenzio e il rumore dell’acqua che cade dalla volta della cavità mi ha portato alla mente l’inizio della canzone dei Pink Floyd “Echoes”. E’ penso quanto è bello lasciarsi trasportare da queste sensazioni.
Arrivati al pozzo finale mi trovo ad osservare per la prima volta una discesa di queste dimensioni e calarvisi dentro fino al suo fondo è un’emozione che non avevo mai provato prima. Ogni timore mi abbandona mentre assicuro il discensore alla fune e mi calo nel vuoto.
Sul fondo del pozzo, bagnato dall’acqua che il giorno prima aveva imperversato sui monti, ci riuniamo per mangiare qualcosa. Susana prende dalla sua sacca un piccolo pentolino e abbiamo il tempo di prepararci un tè.
Arriva il momento di iniziare la risalita e lungo il percorso continuo ad osservare. E’ impressionante notare come, cambiando il punto di vista uno stesso ambiente lasci intravedere sempre cose nuove. Passo dopo passo arrivo a vedere la luce del sole e sono combattuto. Freddo e stanchezza si sono fatte strada nel mio corpo ma uscire vuol anche dire tornare al mondo di sopra. Allora ho capito che per me si tratta solo di un arrivederci fino alla prossima volta. Questo stage mi ha aperto un mondo al quale non voglio rinunciare.
Rimaniamo in attesa che la grotta venga disarmata sdraiati sul pendio della montagna e chiacchierando allegramente poi, una volta tornati alle macchine c’è tempo per una foto di gruppo. Lungo il tragitto di ritorno ci fermiamo per un piccolo brindisi a base di birra e di focacce ripiene a San Carlo.
Questo Stage si è concluso. E rimane in me un ricordo indelebile. Grazie a tutti i ragazzi del GS Lunense per la loro disponibilità e professionalità e, soprattutto, per la loro allegria contagiosa.
Per chi sta leggendo e non è mai stato tra queste persone non sa cosa si perde.
Luca Benvenuti
 
“Andare sulla luna, non è poi così lontano. Il viaggio più lontano è quello all'interno di noi stessi.”
Anaïs Nin
 
 
 
 
 

Speleo-Avventura!

Dopo quattro anni di stalker, suppliche e “minacce” da parte della mia amica speleologa Claudia, mi convinco a voler fare quest’esperienza e di partecipare al V° stage di avvicinamento alla speleologia, organizzato dal GSL della Spezia.Il primo incontro tra gli organizzatori, gli istruttori e gli allievi è avvenuto al Fortino, sede del GSL, dove il 18 sera io e gli altri miei nuovi compagni d’avventura siamo stati introdotti con un po’ di nozioni al mondo ipogeo, alla sicurezza in grotta e all’ambiente che ci avrebbe atteso nei giorni seguenti. Così il sabato successivo ci troviamo tutti a Campo Cecina in una cava attrezzata, pronti ed entusiasti di iniziare a maneggiare le nuove attrezzature che ci illustrano gli istruttori. Subito dopo io e gli altri allievi siamo pronti per mettere in pratica le manovre di salita, discesa, frazionamento e di messa in sicurezza. Anche le risate non mancano e la battute fanno eco e rimbombano nella cava.

Ma finalmente arriva la domenica, il giorno della speleo gita! La meta decisa è la Buca dei Tunnel di Monte Pelato in provincia di Massa. La partenza è da Sarzana alle 8:30 (un po’ prima per gli armatori della grotta che di buona leva partono alle 7:30), arriviamo a destinazione verso le 10 e da lì inizia la parte più sorprendente di questa giornata. Parcheggiate le macchine, raggiungiamo a piedi l’ingresso della grotta dove indossiamo le nostre attrezzature e finalmente dopo 10 minuti di maneggio dell’imbrago anche io riesco a capire come devo metterlo! Ora siamo tutti pronti. Si parte!

È la prima volta che entro in una grotta priva di passerelle e parapetti, ho la tuta, il caschetto, la torcia, gli scarponi, i guanti, l’imbrago, le attrezzature per la discesa e la risalita e…anche un po’ di paura! Mi addentro verso l’interno, sono guidata dagli istruttori e nel frattempo cerco di ricordare le manovre apprese il giorno prima durante l’esercitazione. Sono talmente concentrata che non mi rendo conto fin da subito del luogo che piano piano mi sta circondando. È solo nei momenti di attesa che mi fermo e finalmente mi guardo intorno…è un mondo talmente nuovo e inaspettato, pressoché incontaminato, mi viene quasi voglia di sedermi, spegnere la torcia e godermi il buio lasciandomi trasportare dal leggero infrangersi dell’acqua che cade e colpisce le pareti. Mi sembra davvero impossibile che in un così piccolo “buco” nel terreno si possa nascondere tutto ciò!

Durante tutto il percorso gli istruttori seguono me e gli altri allievi, hanno pazienza, ci osservano e ci danno fiducia e consigli per affrontare ogni piccolo ostacolo. La più bella soddisfazione è quando scendiamo e poi risaliamo uno ad uno per un pozzo di circa 20 metri; è a quel punto che sento insieme fatica e soddisfazione. L’acqua colpisce il casco, le ginocchia colpiscono le pareti, ma la bellezza sotterranea di questo mondo ti cattura in un istante. Nel frattempo ci rifocilliamo, scherziamo e abbiamo anche il tempo di scattare qualche foto tutti insieme…per il resto basta guardarsi intorno e osservare le bellissime concrezioni, le gocce d’acqua talmente trasparenti che sembrano piccole punte di ghiaccio e la luce delle torce che si riflette sulle pareti svelando insenature strette e profonde. Tornati in superficie, siamo pronti per il rientro, qualcuno però grida “BIRRA!!!”…e dopo poco eccoci tutti seduti a brindare al tavolo di un bar.

Quello che mi resta dopo questa esperienza è sicuramente la voglia di tornare in grotta, di esplorare ancora questo mondo per me quasi totalmente sconosciuto, ma anche di faticare perché non c’è conquista più bella senza un po’ di sofferenza e infine di lasciarmi trasportare dalla magia di questa natura nascosta.

Martina D.

 
 

Forse perché sono cresciuto in un paese di mare, a due passi dalla turistica Grotta Bayron a Portovenere, o da quelle meno note dell’isola Palmaria, ho sempre visto la grotta come un luogo marino da esplorare a nuoto o in apnea, magari per trovare qualche bel pesce, o da arrampicarsi per poi tuffarsi al centro a volo d’angelo.Anche la mia scarsa esperienza in ambienti di montagna non mi ha, certamente, aiutato a scoprire prima la speleologia. Per questo ringrazio il mio collega Andrea, appassionato alla speleologia da poco, per avermi spinto verso questo nuova attività. Tralasciando i preamboli veniamo allo stage, organizzato divinamente dal gruppo GSL. Giovedì sera primo incontro al Fortino, sede del GLS, posto che solo per la vista che domina il golfo di La Spezia vale il prezzo del biglietto. Chiacchierata di 3 orette per introdurre gli allievi alla speleologia. Un po’ di teoria intervallata da piacevoli racconti e aneddoti vissuti dagli istruttori. Penso che alla fine nessuno di noi aveva ben capito quello che ci sarebbe aspettato. Sabato sveglia presto ma non troppo. Secondo alcuni, non faccio nomi per correttezza, gli speleologi sono ritardatari cronici. Ovviamente il tempo in grotta non è una priorità, essendo un posto a condizioni climatiche fisse. Partenza ore 9:30 direzione Campo Cecina, precisamente nella palestra “La Formica, ex cava di marmo abbandonata. Un po’ di lezione teorica sull’uso degli attrezzi e poi via in parete. Ciascun allievo, seguito passo per passo da un istruttore, inizia a cimentarsi sulle corde in prove di salita, discesa, cambio attrezzi, stazionamenti e per finire con il famoso “pozzo senza fondo”. Sono le 17… il tempo è volato… è ora di rientrare alla base!

Arrivati al Fortino, dopo una bella doccia e qualche video sui precedenti corsi, tutti seduti a tavola; una bella cena sociale a base di cous cous e grigliatone di carne (su richiesta anche menu vegetariano ahh).

Alle 23 gli occhi degli allievi dicevano tutto. O.B. Operazione Branda!

Domenica sveglia alle 7, colazione abbondante al Fortino, e partenza per le 8 verso la “buca dei Tunnel” località monte Pelato, per la prima esperienza in grotta. Al parcheggio inizia la prova delle tute, non facile per quelli alti 1.90 mt, come me. Poi si sale fino per un sentiero ripido fino all’ingresso della grotta. Preparazione degli imbraghi, Check degli attrezzi e via si entra in Grotta. Cerco di descrivere la grotta brevemente e dal mio punto di vista (“come l’ho vissuta io”) quindi forse diversamente dagli altri allievi e speleologi. Quello che mi ricordo è sinceramente ben poco, forse dovuto alla massima concentrazione nelle manovre di corda o all’emozione della prima volta. Si entra nella grotta e dopo pochi metri si monta il discensore per scendere al primo pozzetto, da fare sempre lasciandosi cadere con i piedi contro la parete. Si arriva così al primo ambiente pianeggiante, dove, senza smontare il discensore si scende verso il secondo pozzo. Si scende attraverso due pareti strette, con un po' di acqua che ti bagna il casco. Si smonta il discensore e si scende, longiati, per cunicoli stretti con poca pendenza. Si attraversa una piccola pozza (dove il prode Andrea ha quasi sacrificato il cellulare per fare la foto sotto), e poco dopo, bisogna montare il discensore per calarsi fino ad uno stazionamento all’apice del pozzo finale. L'ultimo pozzo, con una profondità di 20 m, ha rappresentato, credo per tutti gli allievi, una emozione fortissima, specialmente la calata in pieno vuoto nel cuore della grotta. Si esce dalla grotta alle 16 … Tutti sdraiati sul pendio del monte, a prendere il sole, con il bellissimo promontorio del golfo di La Spezia e delle isole Palmaria e Tino. Subito dopo la consegna degli attestati di partecipazione allo stage, momento come sempre emozionante per tutti. Nel ritorno a casa breve e piacevole sosta al bar san carlo in località Antona (non mi ricordo la località), dove si conclude lo stage a birra e focaccette.

Luca Achille

Parto dal presupposto che tutto ciò che è nuovo e a me sconosciuto mi attrae e incuriosisce. Così è stato per me il mondo della speleologia. Da amante e frequentatrice della montagna non mi eramai capitata l'occasione di avere a che fare con il mondo che si nascondeva al suo interno. Questa è arrivata partecipando alla speleologita all'Antro del Corchia, organizzata dal Gruppo Speleologico Lunense, in cui ho avuto un assaggio di questo fantastico ambiente sotterraneo.
Soddisfatta di questa prima esperienza non mi sono lasciata sfuggire la possibilità di partecipare al V stage di avvicinamento alla speleologia organizzato dal medesimo gruppo. Spinti da motivazioni diverse io e altri 6 miei compagni di avventura, dopo una prima lezione teorica introduttiva su ciò che ci sarebbe aspettato, ci ritroviamo catapultati ad esercitarci nella palestra di marmo, sul monte Formica a Campo Cecina. Forza e coraggio! armati di imbraghi, discensori, croll, longe, iniziamo a prendere confidenza con le nuove attrezzature. Dopo un primo approccio un po' titubante un susseguirsi di sali, scendi, passaggi e frazionamenti ci trasformiamo nei protagonisti della scena come marionette e burattini appesi ai fili ;).
Rientrati alla 'base' a rinfocillarci ci aspetta una cena organizzata dal gruppo e in loro compagnia tra risate, buon cibo e vino si conclude la bella giornata. Tutti a letto! O meglio tutti nel sacco a pelo! Stanchi, soddisfatti, ansiosi e incuriositi da ciò che ci sarebbe aspettato il giorno dopo. Sveglia, colazione e tutti pronti a partire. Arrivati a destinazione, provvisti di tuta e attrezzature ci incamminiamo verso l'ingresso della grotta scelta, la Buca dei Tunnel sul monte Pelato. Varcare l'ingresso provoca in me diverse emozioni, stupore, curiosità, fascino e un po' di timore su quello che avrei dovuto affrontare. Dopo la calata nel primo pozzo ecco che la tensione scende e quel mondo nuovo che sto piano piano scoprendo provoca in me una sensazione di tranquillità silenzio ed estraneità da ciò che è al di fuori. Nelle pause tra una calata e l'altra mi guardo intorno e scopro e scruto il fantastico ambiente incontaminato che quasi ho paura a toccare. Dopo un susseguirsi di discese e strettoie arriviamo alla discesa finale nel pozzo di 20 m. Qui l'adrenalina è al massimo, e l'emozione di calarsi nel vuoto è fortissima.
Dopo una piccola pausa pranzo ci prepariamo alla risalita, più faticosa ma ugualmente entusiasmante. Arrivata all'uscita, alla luce, mi ritrovo nel mondo esterno che avevo lasciato. Ad aspettarmi c'è ancora una bella giornata di sole (in grotta il tempo sembra fermarsi) ed ovviamente gli altri "membri della brigata" che erano già usciti. Ridisceso il sentiero concludiamo la giornata con una bella birra fresca in compagnia con la promessa di rivederci presto.
Rimango soddisfatta di questa bellissima esperienza e desiderosa di ripeterla. Ringrazio il gruppo per averci seguito in questo nostro percorso e per averci fatto sentire un po parte della loro grande e bella famiglia. Per la passione e l'entusiasmo che mettono in quello che fanno.
Cristina.D