NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Cookies policy

Accesso Utenti

Top Panel
Mercoledì, 22 Novembre 2017

La straordinaria condizione di siccità di questa estate ha portato con sé diversi aspetti, alcuni dei quali mai osservati in precedenza. E’ il ...
Leggi tutto
Da pochi giorni si è concluso il quinto stage di speleologia e chi meglio dei giovani allievi poteva descrivere meglio l'esperienza? Ecco di seguito ...
Leggi tutto
Il Gruppo Speleologico Lunense organizza sotto l'egida della Scuona Nazionale di Speleologia CAI il quarto stage di avvicinamento alla speleologia, ...
Leggi tutto
...Alessandro Gogna ha vissuto lo spirito e la pratica di entrambi questi momenti: <da che mondo è mondo ci sono stati tempi nuovi e sempre ci ...
Leggi tutto
Ero ancora in mezzo al mare per lavoro quando Gigi mi chiamò per questo nuova avventura. Croazia, la terra dei Balcani dove tra bianche spiagge ...
Leggi tutto
Il Gruppo Speleologico Lunense organizza sotto l'egida della Scuona Nazionale di Speleologia CAI il quarto stage di avvicinamento alla speleologia, ...
Leggi tutto
Cosa fare in caso di incidente in grotta, montagna, o in un semplice sentiero? Come aiutare un amico in difficoltà in attesa dell’arrivo dei ...
Leggi tutto
Lo scorso autunno una nutrita squadra di speleo si recò al Bombassei per il suo disarmo, per portare fuori i chilometri di corde che senza ...
Leggi tutto
Domenica 3 Luglio 2016 - Continuano le risalite al MilazzoRisalita al femminile la scorsa domenica all'abisso Franco Milazzo. Durante una veloce ...
Leggi tutto
Speleo Attitude alla fortezza "Firmafede" di Sarzana   23 – 24 aprile 2016. È il terzo anno che il GSLunense ha partecipato al raduno delle ...
Leggi tutto
Prev Next

Quaratica: superato sifone

  • Categoria principale: ROOT
  • Pubblicato: Venerdì, 20 Ottobre 2017 19:28
  • Scritto da Luca Benvenuti
  • Visite: 112
  • 20 Ott

Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva
 

La straordinaria condizione di siccità di questa estate ha portato con sé diversi aspetti, alcuni dei quali mai osservati in precedenza. E’ il caso di ciò che è avvenuto nella grotta di Quaratica, comune di Riccò del Golfo. Agli inizi di settembre il Gruppo Speleologico Lunense, durante un’escursione all’interno di questa grotta, si è trovato d’innanzi ad una condizione insolita.

Quaratica storicamente si arresta, al termine di un pozzo da 25 metri, d’innanzi ad un sifone d’acqua. Poiché quel giorno erano presenti nel gruppo alcuni ragazzi, tra cui il sottoscritto, che non avevano mai visitato la grotta di Quaratica, i “veterani” hanno deciso di mostrarci questo sifone ma, con stupore, di acqua non v’era alcuna traccia. Al suo posto la grotta chiudeva contro una parete di roccia e fango.La domanda è sorta subito spontanea: dove era finita l’acqua? Apparentemente non erano visibili passaggi che permettessero la sua fuga. Eppure si sa, l’acqua che nei millenni si era scavata pazientemente un passaggio fino a quel sifone, scolpendo la roccia e regalandoci ambienti unici da visitare, quella stessa acqua che nel recente passato è stata violentata dall’inquinamento umano ed è stata costretta a trascinare fino al fondo della grotta ogni sorta di oggetto che dissennatamente è stato scaricato nel fiume che scorre vicino all’ingresso della grotta, non si sarebbe mai fermata di fronte ad un po’ di fango e argilla. Nella nostra mente è nata l’ipotesi e, diciamolo pure, la speranza che quel fango dovesse celare il passaggio seguito dall’acqua. La settimana dopo ho deciso di partecipare con molto piacere all’escursione che Stefano Ratti e Antonio Alba hanno organizzato: scavare per scoprire dove fosse finita l’acqua. La speranza di tutti noi era che l’abbassamento dell’acqua ci permettesse di scoprire, al di la del sifone, il passaggio verso un ramo della grotta mai esplorato in precedenza. Armati di pala e una tanica di plastica (divenuta il quarto membro del gruppo per Honoris Causa in quanto stoicamente ci ha permesso, nonostante diversi cedimenti della sua struttura, di trasportare il fango rimosso) abbiamo iniziato le operazioni di scavo. Alternandoci nei lavori abbiamo rimosso più di un metro di fango e argilla fino a quando Stefano, seguendo il profilo della roccia, ha iniziato a procedere in orizzontale e a notare, poco dopo, la presenza di materiale sabbioso più asciutto. A quel punto non c’è stato verso di prendere il suo posto, troppo preso com’era dal comprensibile desiderio di scoprire se esistesse qualcosa al di la di questo sifone.

 

Alla nostra proposta di sostituirlo nello scavo per farlo riposare la sua risposta è stata “sono 30 anni che conosco questa grotta e ogni volta che mi sono trovato davanti a questo sifone mi sono sempre chiesto se ci fosse qualcosa al di la”.E così, all’improvviso, aiutandosi con le mani, lo sentiamo esclamare “c’è vuoto dall’altra parte!”. Freneticamente si apre un passaggio sufficiente a far entrare la testa e permettere con la luce del casco di osservare un nuovo ambiente di pochi metri ma capace di riempire i nostri cuori di speranza. Uno alla volta riusciamo, strisciando, ad entrare.


E’ indescrivibile l’emozione che si prova a mettere piede (o meglio mano) per la prima volta in un posto celato nel cuore della terra dove nessun uomo è mai stato, un ambiente che non ha mai conosciuto cosa sia la luce e che per la prima volta vede se stesso attraverso la luce dei nostri caschi. In quel momento, con molta presunzione, mi sono sentito un piccolo Buzz Aldrin (compagno di Neal Armstrong durante la prima passeggiata sulla Luna). Proseguendo per una quindicina di metri ci troviamo d’innanzi ad un ambiente più ampio, che termina nuovamente in un nuovo sifone d’acqua. Dalla parte opposta della saletta si nota una frattura nella roccia ma raggiungerla è, con le attrezzature a nostra portata di mano, proibitivo per la presenza dell’acqua e del fango che ricopre il fondale.

 

Ma le sorprese non sono finite: sulla riva del sifone un movimento attira l’attenzione di Stefano e il suo casco illumina un serpente! Come sia arrivato a 80 metri di profondità, in quella stanza isolata dal resto del mondo da un muro di fango e da un sifone d’acqua diviene un mistero. Il serpente appare in buona salute tuttavia, per la mancanza di un adeguato involucro, a malincuore non possiamo portarlo con noi al di fuori della grotta.


La sua presenza alimenta le nostre speranze di trovare un proseguimento della grotta e tutti noi ci ripromettiamo di tornare al più presto, sfruttando le condizioni meteo di scarsa pioggia, al fondo di Quaratica, il nuovo fondo di Quaratica!

“Il nuovo non si inventa. Si scopre”  Giovanni Pascoli