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Martedì, 26 Settembre 2017

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SULLE VIE DI PROMETEO

  • Categoria principale: ROOT
  • Pubblicato: Venerdì, 09 Dicembre 2016 19:02
  • Scritto da massarenti davide
  • Visite: 650
  • 26 Ott

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Ero ancora in mezzo al mare per lavoro quando Gigi mi chiamò per questo nuova avventura. Croazia, la terra dei Balcani dove tra bianche spiagge spuntano nell’entro terra rigogliose foreste di abeti, che si snodano tra miriadi di doline e polje, popolate da orsi, e volpi. Un posto che sembra uscito dal qualche libro di favole.

Ci ritroviamo a casa da Gigi, per il consueto caricamento di tutto il materiale, nella squadra ci sono io, Alexandra, Carletto e Fred un ragazzo francese conosciuto alla scorsa spedizione al Gorgazzo. Finito di caricare decidiamo di sfruttare il fattore serale per viaggiare freschi e non trovare il solito traffico estivo dei vacanzieri da spiaggia. Ci mettiamo in marcia verso le 18:00 del 30/07/2016. Raggiungiamo di notte dopo un viaggio senza intoppi, prima la Slovenia poi la nostra Croazia, ma vista l’ora ci fermiamo a dormire a circa 1h30’ dall’arrivo. Di buon mattino ci rimettiamo in marcia uscendo dall’autostrada, cominciamo a serpeggiare tra le foreste, in queste strade da lasciare a bocca aperta chiunque per la loro bellezza incontaminata. Raggiungiamo così la nostra prima tappa della spedizione. Vicino al piccolo villaggio di Plaski si trova la sorgente Jezero Sinjac. A primo impatto sembra un laghetto dove si viene a passare la classica giornata da picnic, ma sotto le sue acque verdeggianti nasconde la sorgente già esplorata da Gigi e Jean Jaques circa 10 anni fa portando l’esplorazione a -155mt di profondità. Nel pomeriggio ci raggiungono alcuni membri del DDISKF, il gruppo speleologico croato che ci ha invitato a far parte di questa spedizione internazionale. Conosco Tihi il capo spedizione, suo figlio Alan, Gogo, Darko e tutti vecchi amici di Gigi dalle scorse spedizioni, dopo il primo momento di presentazioni saluti e abbracci, facciamo un immersione per controllare le condizioni della grotta, che a prima vista non sembrano buone. Mi preparo e poco dopo sono in acqua, sotto direttiva di Gigi porto il filo sui 37mt di profondità, la grotta e molto buia, l’acqua ha una visibilità che si aggira intorno ai 2,5-3 mt, quindi non molto, l’ambiente è molto scuro a causa della visibilità ma la roccia ha delle colorazioni tipo ruggine/biancastra, è molto lavorata dall’acqua sulle sue pareti, che nei millenni l’ha sagomata, scende in una spaccatura in un pozzo verticale che scoprirò nelle immersioni successive arrivare fino a -42mt circa dove poi spiana per arrivare all’ingresso vero e proprio della grotta; inoltre proprio lì davanti è presente un carro bestiame degli inizi del 900’ caduto la sotto a causa dei buoi che lo tiravano, conservato in condizioni molto buone tanto da poterlo osservare per intero . All’uscita dopo aver comunicato a Gigi ciò che ho visto ci prendiamo i resto della giornata per decidere se ne valga la pena portare avanti l’esplorazione, nel frattempo veniamo invitati a cena da Branko e sua moglie abitanti del vicino Plaski, che con molta generosità ci cucinano una miriade di leccornie tipiche del posto tra cui la Rakia una specie di grappa locale, e tra un bicchiere e l’altro finiamo la serata e torniamo al campo dove dopo aver allestito le tende passiamo la prima notte sotto il cielo stellato croato. La mattina successiva Gigi decide di fare un tuffo un po più fondo per vedere se all’interno la grotta migliora, sotto la pioggia tutti insieme lo assistiamo nella preparazione per l’immersione e dopo alcuni minuti sparisce nelle acque della sorgente. Passano poche decine di minuti quando lo vediamo riemergere, dopo un tuffo a -65mt e visto che comunque c’è un leggero miglioramento all’interno circa di un metro in più di visibilità, Gigi decide che l’esplorazione si farà! Sistemate le sue attrezzature, cominciamo a scaricare tutto l’occorrente, bombole, erogatori, rebreather, propulsori subacquei ecc., centinaia di kg di attrezzature che serviranno a Gigi e Fred per le loro immersioni fonde. Trasportato tutto l’equipaggiamento alla riva della sorgente, grazie ai portatori del DDISKF, iniziano le immersioni per preparare la linea di emergenza dove io Carlo per le quote minori e, Gigi e Fred per quelle fonde, nei giorni successivi faremo immersioni uno dopo l’altro fino a portare l’ultima bombola e sistemare il filo fino a -145mt. Arriva così il 3 Agosto giorno in cui Fred può effettuare una prima immersione per portare avanti l’esplorazione, ci svegliamo come sempre di buon mattino, e dopo aver preparato rebreather, propulsore e le bombole di bailout (emergenza) per Fred, eccolo arrivare sulla riva del laghetto già in muta è pronto per l’immersione. Io e Carlo gli diamo assistenza per la vestizione delle ingombranti attrezzature, che fuori hanno un peso folle ma in acqua tutto cambia, dopo essersi agganciato tutto e aver acceso le luci e videocamere, Fred lascia la superficie per entrare nelle viscere della terra. Sono le 09:15, nel frattempo io e Carlo che siamo gli speleosub di assistenza sotto consiglio di Gigi, cominciamo a preparare le nostre attrezzature perché tra circa 1h dovremo andare a trovare Fred. Passati 45’ notiamo bollicine che increspano l’acqua, segno che Fred è allagasse del pozzo, poco dopo sono in acqua, lo incontro con mio stupore già a -12mt, mi passa il propulsore e le due bombole di Bailout da 20lt, dopo aver portato in superficie tutto il materiale mi immergo di nuovo e dopo un breve scambio di segnali per capire se era tutto ok, mi fa vedere il suo profondimetro che segna una quota massima raggiunta di -186mt di profondità. Cosi dopo 2h 30’ circa di immersione Fred esce dall’acqua, la giornata continuerà con festeggiamenti per la nuova esplorazione della sorgente tra noi e i membri del DDISKF. Il giorno successivo e il turno di Gigi, c’è grande trepidazione nell’aria, primo perché si tratta di un tuffo di tutto rispetto e secondo perché Gigi e da Gennaio che non effettua un tuffo fondo. Sveglia presto, colazione abbondante, preparata dalla nostra supporter croata Marija, ed eccoci ai preparativi. Pezzo dopo pezzo Gigi indossa tutta l’attrezzatura coadiuvato sempre da Carlo, Alexandra ed io, si posiziona in acqua per agganciare le ultime bombole di Bailout e rilassarsi prima di iniziare, indossa il boccaglio del rebreather, luci accese ed eccolo scomparire come inghiottito dalle verdi acque di Sinjac. Nel frattempo un sole splendido illumina e riscalda la giornata, una piccola folla di curiosi si sta pian piano radunando ai bordi della sorgente, per lo più curiosi, questa alla fine è gente semplice che non ha molto, ma quel poco che hanno lo donano a cuore aperto, una gentilezza rara. Come d’accordo dopo 1h io e Carlo cominceremo ad alternarci per l’assistenza a Gigi. Come programmato dopo circa 1h mi immergo, lo incontro a circa -30mt in deco steso e rilassato, mi passa dei materiali da portare via, tra cui propulsore ed alcune bombole che ha portato via dalla linea d’emergenza. Portato il materiale in superficie torno ancora giù da lui porgendogli la lavagnetta per vedere se ha bisogno di qualcosa. Poche righe dove indica che vuole un po di the caldo e che allungherà un po' di più la deco per una sensazione strana alla gamba (lo ammetto un po' di preoccupazione mi ha lasciato preoccupato finché non l’ho visto uscire). Tocca a Carlo ora immergersi, e questo va e vieni è andato avanti per circa, 2h30’. Dopo un totale di 3h40’, e dopo aver percorso circa 90mt in progressione orizzontale raggiungendo i -197mt di profondità Luigi Casati termina la sua immersione uscendo dalla pancia di Sinjac. Mentre si spogliava di tutte le attrezzature il silenzio surreale regnava tutt’attorno a noi, tutti avrebbero voluto congratularsi, stringergli la mano ecc. ma era rigoroso lasciarlo tranquillo per evitare stress post immersione. Insomma passati i primi momenti dopo l’immersione iniziano i festeggiamenti, foto, interviste e tutti a congratularsi con lui, con rigoroso pranzo con torta al seguito!!! Ma durante i festeggiamenti, pensavo già ai giorni successivi, si perché un altra sorgente ci attendeva poco lontano da li, una sorgente magica, una tra le più profonde che Gigi ha esplorato (fino a -205mt) a fianco del suo maestro Jean Jacques, Vrelo Une. Il giorno dopo ricaricato tutti i materiali procediamo verso Srb altro piccolo villaggio situato al confine con la Serbia, qui i segni della guerra passata son ancor più visibili, anche qui il verde e le foreste lavano da padrona. Siamo ospitati sul terreno della casa del guardaparco, arrivati montiamo subito le tende perché la giornata e fredda e minaccia di piovere. Ultimato la sistemazione delle tende e degli equipaggiamenti da lasciare al campo, dirigiamo insieme ad una folta squadra di portatori del DDISKF alla sorgente di Vrelo Une. 15’ di cammino ci aspettano per arrivare sulle sponde della sorgente, camminando su e giù per un sentiero creato a posta per i turisti che vogliono vedere la famosa sorgente. Nascosta dietro agli alberi spicca all’improvviso un grande specchio blu cristallino, eccola, la sorgente di Vrelo Une. Magnifica scorre fuori dalla montagna, l’acqua ha una temperatura di 8°, più fredda rispetto a Sinjac, la falesia la circonda come un arena, ora quello che ci resta da fare e preparare come a Sinjac la linea di emergenza e in più la campana per la decompressione. Infatti Fred si prepara subito per entrare in acqua a piazzare due golfari con il chimico, inserendoli nella roccia tramite i fori realizzati con un trapano subacqueo. Passiamo il resto della giornata a trasportare i materiali alla sorgente, preparare le bombole che domani andranno in acqua e assistere Fred. L’indomani e nei due giorni a seguire, tutti noi insieme a Frf, un membro del DDISKF rimasto li a darci supporto, allestiamo Vrelo Une per l’esplorazione, montaggio campana, stesura filo e linea d’emergenza anche qui fino a -145mt, mentre la sera al campo facciamo scorpacciate di trote donateci dall’allevamento vicino a noi. Arriva così il 10 Agosto, giorno in cui Gigi e Fred avrebbero dovuto insieme portare avanti l’esplorazione della grotta, dico dovrebbero perché mentre Gigi era già in acqua insieme a Fred a pochi minuti, anzi a pochi secondi prima della partenza, uno dei sensori dell’O2 del rebreather di Gigi smette di funzionare costringendolo ad abortire l’immersione. Ma questo non ha fermato Fred che comunque decise di continuare da solo e fare “un giretto” come lui sesso lo definì. Insomma mentre aiutavamo Gigi ad uscire e togliersi gli equipaggiamenti, Fred partiva in solitaria per le profondità di Une. Dopo 1h sono in acqua per assistere Fred, lo incontro a -35mt dove mi passa i materiali che ormai non gli servono più, è tutto contento mi mostra il computer dove il profondimetro indicava -240mt!!! Caspita, pensavo mentre salivo in superficie a portare i materiali, allaccia del giretto!!! Così io e Carlo passammo le successive 4h circa ad alternarci per assistere Fred durante le fasi della decompressione, fasi che Fred ha passato per la maggior parte del tempo all’interno della campana subacquea, facendo innalzare pensate la temperatura da 8° esterna a 18° gradi all’interno, un confort che non può far altro che aiutare il corpo a smaltire le lunghe decompressioni. Ed eccolo dopo 5h20’ uscire dall’acqua contento come una bambino, per aver effettuato oltre che ad una nuova esplorazione anche il suo tuffo più profondo. La serata manco a dirlo a base di trote e birra!!! Il giorno dopo siamo tutti pronti a vedere Gigi in azione, il sensore ormai sostituito non è più un problema, di buon mattino cominciamo l’approntamento delle attrezzature, ormai è un rito assistere Gigi alla sua preparazione, passo dopo passo tutto l’equipaggiamento viene indossato con ordine e meticolosità, ogni cosa sistemata a suo posto nel senso giusto, con gesti automatici quasi direi robotici, d’altronde sono più di 30 anni che Gigi dedica la sua vita alle esplorazioni, solo lo stargli vicino si apprendono un sacco di cose. Finito il rituale, Gigi fa il suo ingresso nelle fredde acque di Une, Aggancia i suoi 2 bailout e il propulsore, accende i potenti fari, avvia le GoPro e senza troppe smancerie scivola via per immergersi volando nelle tenebre di Vrelo Une. Come da programma io e Carlo come sempre siamo gli addetti alla sua assistenza, l’incontro avverrà tra circa 1h15’. Nel frattempo l’aria fuori ci fa traballare nelle mute perché in pochi giorni è scesa a 10°. Il tempo sembra non passare mai, spesso sono con gli occhi sull’orologio per essere sicuro di arrivare in orario all’assistenza, dopo un ora ancora non si nota nessuna bollicina in superficie; Vrelo Une è una sorgente di tipo valchiusana cioè in suo andamento è molto verticale infatti fino a quasi -40mt si vedono le bolle di chi va in circuito aperto. Comincio a vestirmi per l’ingresso in acqua e ancora nessuna bolla, comincio ad essere preoccupato, perché nell’immersione di ieri di Fred avevamo notato le bolle prima del nostro ingresso in acqua, comunque i patti erano dopo 1h 15’ e così ho fatto. Comincia la discesa, in poco tempo seguendo il filo d’Arianna arrivo a -20mt, ancora nessuna traccia, in più l’acqua di Une e circa 8/10 mt di visibilità quindi dovrei avvistare Gigi in largo anticipo. Arrivo a -40mt dove c’è una leggera inclinazione che blocca un po’ la discesa verticale, continuo e a circa -43mt vedo in basso sulla destra dove c’è lo scalino dei -50mt un alone biancastro causato dalle luci di Gigi, dentro di me tiro un sospiro di sollievo e mi fiondo da lui. Mi indica subito di posizionargli le cavigliere, che non sono altro che zavorre da 1kg aggiuntive per aiutarlo a mantenere un assetto migliore durante la decompressione, fatto ciò gli porgo la lavagnetta ovviamente vuole un po’ di the caldo e in più mi scrive “Fred 233 io 239”, sul subito intendevo fossero i minuti di deco che gli mancavano, poi vedo che mi porge uno svolgisagola da portar via, un momento ma questo era lo svolgisagola che Fred aveva con se nel tuffo di ieri, penso dentro di me mentre iniziavo la risalita, ma allora i 239 erano -239mt di profondità, ma perché allora ha scritto Fred 233??? Insomma si penserà dopo a scoprire l’inghippo, nel frattempo tornato in superficie comunico quello che Gigi mi ha chiesto ed esco dall’acqua, ora tocca a Carlo tra 30’ scendere a dargli assistenza. Abbiamo effettuato io e Carlo tuffi con 30’ di intervallo l’uno dall’altro, per non lasciare mai toppo solo Gigi in queste lunghe fasi. A scaldarlo ci ha pensato il suo giubbetto elettrico e il the che a rotazione gli portavamo giù in una borraccia. Arrivato a -9mt anche Gigi decide di entrare in campana per agevolarsi la deco, effettivamente è troppo comoda per non usarla. Sono passate ormai 6h10’ e mi trovo in acqua insieme a Gigi mentre percorre gli ultimi metri verso la superficie, inutile a dirlo la sua gioia stampata sul viso mista alla fatica per questa immersione una volta uscito fuori. Torniamo per un attimo al dilemma della profondità, abbiamo scoperto poi che i computer di Gigi erano impostati per l’acqua di mare, e che una volta cambiato le impostazioni e fatto le conversioni la profondità dell’esplorazione di Vrelo Une raggiunta da Gigi era di ben -248mt di profondità, quindi anche Sinjac non era -197mt ma bensì -203mt!!! Insomma a 52anni suonati senza nessuna preparazione per queste profondità se non un immersione a -180mt al Gorgazzo risalente a Gennaio di quest’anno, Gigi Casati porta a casa due esplorazioni oltre i -200mt di profondità portando avanti le esplorazioni in entrambi le sorgenti sia come progressione che come profondità. La sera festa grande al campo con tutti gli amici che ci hanno accompagnato in questa fantastica avventura. I giorni successivi toglieremo tutto il materiale da Vrelo Une lasciandola libera dai nostri attrezzi e ringraziandola per la bellissima esperienza che questa grotta ci ha dato, come le le persone del DDISKF e non che ci hanno accolto come una grande famiglia, regalandoci momenti felici e bizzarri, pensando a tutta la logistica che, senza di quella non saremo riusciti a fare tutto quello che Gigi ha realizzato qui, nella terra dei Balcani tra le foreste e il parco naturale del Velebit. Viaggiamo verso casa, dopo due settimane impagabili trascorse in un lampo, portando nel cuore emozioni che solo questi viaggi e queste persone ti sanno regalare, un altro viaggio con Prometeo da incorniciare nei ricordi sommersi nelle profondità delle nostre amate grotte.

Davide Massarenti