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Mercoledì, 22 Novembre 2017

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Una storia semplice - diversamente speleo

Nel CAI della Spezia, esiste la Commissione Solidarietà e Sentieri. Nata da una collaborazione con l’Associazione Camminare Insieme Onlus con ASL 5 spezzino e il Consorzio Campo del Vescovo, offre agli utenti del Dipartimento di Salute Mentale della Spezia occasioni di socializzazione, applicando la montagna terapia: un protocollo medico nato negli anni novanta in Francia. L’idea è semplice. Allontanarsi dagli stimoli cittadini cedendo il campo alla limitatezza di alcuni elementi: la vetta, il rifugio, l'alpeggio, il pascolo, luoghi dotati di grande intensità evocativa e soprattutto sgombri da relazioni temute: uno spazio inesplorato da riempire con nuove memorie e nuovi affetti. Nella speleologia, esiste un progetto analogo; diversamente speleo. E’ facile entrare in internet e vedere facce di amici che portano barelle, accompagnano persone in esperienze che non potrebbero diversamente vivere. L’idea di un’esplorazione alla grotta grande di Pignone tra “Solidarietà e Sentieri” e Gruppo Speleologico Lunense è nata come le cose che sono nell’aria da un po’. Ci si incontra, ci si saluta, da una frase si passa a “magari un giorno” , e all’improvviso diventa naturale fare un pezzo di strada insieme.

E’ sabato 5 luglio. La data prevista. Abbiamo scelto la grotta grande di pignone. Un po’ perché conosciamo un percorso senza grandi difficoltà, un pò perché coinvolgendo la sotto sezione Val Vara Riviera e la Commissione Tutela Ambiente Montano riusciamo a preparare un itinerario che ci porti sulla sommità della collina, fino all’antico castellaro, dimora degli antichi Liguri, per poi scendere nelle profondità della montagna. L’idea è quella di un percorso storico naturalistico ipogeo, anche per non prolungare eccessivamente la permanenza in grotta. L’appuntamento è davanti al Palasport, come tutte le gite della sezione. E come tutte le gite della sezione arrivo in ritardo. La prima cosa che mi colpisce è vedere i mei compagni del Lunense in circolo con i ragazzi della Solidarietà e Sentieri. E’ il momento delle presentazioni ma da fuori sembra un rito, la stipula di un patto di fiducia. Avvicinandomi sento ridere, sgomito per entrare nel cerchio. Si raccontano i soprannomi, e tutti ne abbiamo uno o più di uno, cicatrice di qualche avventura, si fanno gli equipaggi delle macchine. Finalmente si parte.

Arrivati a Pignone partiamo per il percorso esterno. Angelo Baldelli, psicologo e coordinatore della commissione Solidarietà e Sentieri ci segnala chi potrebbe incontrare difficoltà nell’escursione. Faccio il percorso con Manuel, che comincio immediatamente a chiamare Mosè: non ha esperienza di trekking, ed è venuto con i sandali, in più ha preso un bastone lungo di legno per aiutarsi nella salita, mi evoca un patriarca biblico. E’ simpatico Manuel. Intanto non mi prende a legnate quando lo spingo o tiro mentre scivola per via delle scarpe sbagliate. E’ intimorito dalla nuova esperienza ma cammina spedito, sopporta la mia gentilezza ruvida. Anna , Raffa, Barbara, Edo , Rattone, Kunze e Pierino sono rimasti alla grotta grande, all’inizio del nostro percorso ad anello. Armano la discesa fino alla cava. Abbiamo portato imbraghi sufficienti per dividere i ragazzi in due gruppi. Basterà aiutarli a indossarli e spiegare loro come funzionano le longes. Scenderanno accompagnati, vigilati, ma in autonomia. Perché questa è prima di ogni cosa un’avventura. Siamo qui per cercare le tracce al Castellaro degli antichi Liguri e poi giù per l’abisso, condividendo tutti insieme il buio.

 

Piero Andreani, vicepresidente della sottosezione Val di Vara Riviera ci guida nell’escursione. E’ un percorso lungo, siamo trenta e il sentiero è stretto, e poi ci fermiamo spesso a tirare il fiato approfittando delle spiegazioni di Piera Ughetto della commissione Tam sulla flora e il carsismo: il percorso nel bosco è molto bello, incontriamo una natura fortemente antropizzata e ancora ferita dall’alluvione dell’ottobre 2011.

Riusciamo tornare alla grotta per l’una. Ritrovo Raffaella, Rattone, Pierino, Edo e Kunze che finito d’armare prendono il sole un po’ annoiati in mezzo a decine di imbraghi aperti sul terreno. Barbara è tornata a Spezia. Tornerà a breve con le provviste. Anna è venuta a cercarci e gira per la collina, ci troverà presto.Mentre gli altri mangiano finiamo di preparare gli imbraghi, dividiamo i gruppi: due da 15 compresi gli accompagnatori. Edo prende i nomi di tutti e comincia a scrivere i battesimi ipogei. Ne abbiamo dati 270 in due anni. Il primo proprio alla grotta grande di Pignone. Vengono firmati dal Presidente del Lunense o della Scuola di Speleologia e la consegna è oramai divenuta una cerimonia, spesso memorabile per divertimento e falsa formalità.

Abbiamo portato molti bimbi a visitare la Grotta Grande. Oggi operiamo con maggiore premura e attenzione, se possibile. Raffaella spiega le manovre. Occorre spostare le longes ai frazionamenti durante la discesa. A ogni tratto lasciato libero bisogna urlare ”libero”. Liberata definitivamente la corda bisogna urlare ”tutto libero”. Presto lo faremo diventare qualcos’altro. Ad ognuno di noi viene assegnato un componente della commissione Solidarietà e Sentieri da accompagnare durante la discesa. Il primo giro in grotta scorre senza problemi. Ci sediamo tutti insieme nella stanza in fondo a un cunicolo, facciamo foto, procediamo in fila nell’antica cava ammirandone l’enorme volta. Dura una trentina di minuti, poi ci incamminiamo verso la corda e la salita. Basta poco a questi ragazzi per imparare e salire da soli. All’uscita Edo, ci aspetta in piedi su un pietrone e fa fotografie a chi esce. Con Anna, con i nostri compagni, liberata la corda urliamo “rutto libero” e ridiamo abbracciati , forse perché felici per la luce che rivediamo , forse perché commossi dallo stupore che vediamo, e in fondo siamo Speleo, dissacriamo l’attimo.

Dopo un po’ tutti uscendo urlano “rutto libero”. Ed è il ridere insieme che ci ancora di più avvicina.C’è poco tempo. Occorre preparare il secondo gruppo e riaffrontare la discesa. Ritrovo Manuel che in sandali non vuole scendere. Ma oramai ne conosco l’orgoglio. Ci metto poco a convincerlo ad accompagnarmi. Superata la soglia del buio, presa confidenza con il terreno scosceso e accidentato la discesa verso il fondo della cava è lo spettacolo della luminaria delle persone allongiate alla corda. Rattone racconta come la grotta si è formata, la storia della cava in cui ci troviamo, tutti camminiamo in silenzio e per una volta, per considerazione ai nostri ospiti non “facciamo il buio” spegnendo tutte le luci.

All’ uscita siamo tutti sono mescolati in un grande circolo. Ad uno a uno chiamiamo nel mezzo i nostri compagni d’avventura. Kunze e Raffa consegnano il battesimo ipogeo, tutti applaudiamo. Manuel è premiato per essere riuscito a terminare l’esplorazione in sandali…sorrido orgoglioso.

Epilogo: il martedì seguente, giorno comune di frequentazione per Solidarietà e Sentieri e Segreteria della sede CAI , vengo chiamato nell’aula dove tengono lezione. La scrivania è piena di foto della grotta grande e riesco a fatica a rispondere alle domande di tutti. Chi non c’era mi chiede dispiaciuto se rifaremo mai un uscita congiunta tra i due gruppi. Con chi c’era scambio un “rutto libero” che suona come la parola di riconoscimento tra i membri di una misteriosa fratellanza.

 

Scrivo questo messaggio allora alla chat del gruppo: ” A scrivere tante cose si finiscono con lo scrivere un sacco di cazzate, quindi grazie.. e tante cose”

 

Ricevo subito questa risposta: “ok , ma la prossima volta dove andiamo?”