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Mercoledì, 22 Novembre 2017

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Le mie idee sul territorio

Per un ridisegno sostenibile degli spazi aperti.

In qualità di membro del Gruppo Speleologico Lunense, sabato 27 febbraio ho partecipato ad un Convegno, organizzato dalla II Circoscrizione e dall’Assessorato alla Sostenibilità Ambientale del Comune della Spezia, sulle aree carsiche presenti nel territorio provinciale, e avente l'obiettivo di individuare progetti e strategie che ne consentano la valorizzazione, anche da un punto di vista turistico.Le motivazioni che hanno spinto gli amministratori a confrontarsi con tecnici ed esperti di carsismo, sono riconducibili ai gravi fenomeni di dissesto idrogeologico che si sono di recente verificati sul suolo italiano, massimamente nel Sud dell'Italia, e, in forma non trascurabile, anche nello spezzino.

E' sempre più evidente che, se di territorio si parla e si discute, è altrettanto vero che spesso non lo si conosce: non lo si conosce e riconosce come ambiente dinamico, soggetto a continui mutamenti, dei quali, più o meno volutamente, se ne trascurano le cause e gli effetti. Va da sé che un approccio al territorio che miri ad una sua gestione integrata, non può che ricondursi ad una questione di cultura: cultura tecnico-scientifica e cultura storico-popolare. Affrontare il tema del consumo del territorio significa pertanto mirare ad instaurare un corretto rapporto tra risorse non rinnovabili, qualità della vita, urbanizzazione, con la finalità di mediare il contesto economico-produttivo-insediativo con quello biologico-naturale.

Una politica che si ponga l'obiettivo di riequilibrio ambientale e di salvaguardia delle risorse (anche energetiche) deve avere come prioritario e inderogabile il problema dell'utilizzo delle aree ancora scarsamente urbanizzate, sia nell'ottica di un rilancio dell'agricoltura, sia nell'ottica di progettare quegli spazi che, ancorché non definibili luoghi di campagna, non possono neppure essere classificati come aree urbanizzate e quindi parti di città.Con sempre minor chiarezza e decifrabilità, si presentano, agli occhi dei cittadini, le forme mediante le quali avanza il cosiddetto “sprawl” urbano, cioè quella rapida e disordinata espansione della città che è tanta causa di compromissione e alterazione dell'ambiente.

A tal proposito, ritengo che il nostro territorio – Sarzana, fiume Magra, Tavolara, piana di Marinella – abbia in sé la potenzialità per l'attuazione di scelte coraggiose che conducano alla ridefinizione della sua identità.

Riprendendo le parole dell'architetto svizzero Dieter Kienast il quale invitava a cercare “la natura urbana, il cui colore non è solo il verde, ma anche il grigio” - intendendo con ciò che ne fanno parte siepi, alberi così come manto stradale e muri-, vorrei ricondurre l'attenzione su due progetti realizzati all'estero, di cui uno in Spagna e l'altro in Francia.

In Spagna, a Valencia, il rilancio dell'immagine della città è iniziato attraverso la costruzione di 9 chilometri di parco urbano all'interno dell'antico letto del fiume Turia, deviato in seguito alle numerose esondazioni. Questo parco urbano permette di allontanarsi dallo stress cittadino scendendo semplicemente di qualche metro dal livello della città, con l'accesso mediante l'uso di rampe, scalinate e ponti a piste ciclabili, giardini, piscine, campi da tennis, aree gioco.

Non solo: nei 9 km del suo tracciato il parco realizza un polmone verde, ricco di cultura. Infatti, all'interno del suo percorso, s'incontrano spazi culturali, monumentali ed architettonici importanti per la vita sociale e cittadina. L'opera che simbolizza la vivacità architettonica contemporanea della città spagnola è il complesso culturale della Ciudad de las Artes y las Ciencias di Santiago Calatrava e del Parco Oceanografico dell'architetto Felix Candela. Queste monumentali opere hanno aperto la strada ai nuovi progetti architettonici della città tra cui: il nuovo progetto di riqualificazione del porto sportivo, il nuovo stadio del Footbol Club Valencia, il nuovo polo sanitario ed ospedaliero, l'ampliamento del polo universitario. Il progetto affrontato coincideva con il tema dell'espansione sud della città, a ridosso della Città delle Arti e delle Scienze, proprio di fronte al Museo Oceanografico. Punto cruciale, in quanto limite di espansione della città stessa, è la Huerta Valenciana, zona ancora oggi preservata in quanto area agricola di sussidio alla città.

Il secondo esempio che vorrei fare riguarda invece il parco francese della Villette: secondo l'architetto olandese Adriaan Geuze questo parco sembra possedere sembianze particolari che tendono a mettere in secondo piano l'importanza della vegetazione per favorire il progetto delle attività. In questo caso infatti, al cittadino viene messo a disposizione un luogo ricco di attività sociali (musei, ristoranti, ateliers, giardini, serre, teatri etc.) che rispondono all'idea che nel parco ci debba essere tutto il pensabile : per ogni fascia di età, per ogni gruppo di popolazione, all'insegna della multiculturalità.

Tornando alla nostra terra, sempre più minacciata da progetti di forte impatto ambientale quali il progetto Botta e la costruzione di ben 12 capannoni nell'area di Tavolara, mi chiedo se non sia possibile attuare un programma di riqualificazione del territorio, riportandolo ad una “centralità locale” che punti sugli elementi naturalistici della piana, alla preziosità e insostituibilità degli orti e delle serre, integrati con attività sociali che favoriscano l'aggregazione, l'informazione e l'educazione, perché gli spazi aperti possano essere vissuti con una più profonda identità e qualità. Qualità della vita locale che potrà essere monitorata attraverso un set di indicatori riferiti all'acqua, al suolo, alla vegetazione e alla fauna.

Nell’attuazione di un progetto di così ampio respiro, un ruolo propulsivo potrebbe essere svolto dal Parco di Montemarcello-Magra, Parco naturale Regionale la cui amministrazione dovrebbe tendere non solo alla salvaguardia di un’area propria e circoscritta, ma dovrebbe spronare gli enti locali ad aspirare ad una più elevata qualità ambientale, ottenibile solo con azioni sinergiche volte a ridurre la frammentazione paesistica.

In questo modo, e con queste finalità, ogni intervento avrà effetti sia nel breve che nel lungo periodo. In quanto azione trasversale di pianificazione e progettazione del territorio, essa risponderà positivamente alla crisi occupazionale combinando, in un mix ottimale, disponibilità di risorse naturali, tecnologia e lavoro.