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Domenica, 22 Luglio 2018

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Club Alpino Italiano 150 anni di storia

Il Club Alpino Italiano nasce il 23 ottobre 1863 "nel Castello del Valentino, in Torino, all'una pomeridiana", come si legge nel "processo verbale della prima adunanza dei soci".
La vera fondazione risale a qualche mese prima (il 12 agosto 1863) quando Quintino Sella, scienziato e statista biellese, sale al Monviso con tre amici. Sulla montagna che dà vita al Po, in Quintino Sella nasce l'idea di radunare gli alpinisti italiani in un Club come era avvenuto l'anno prima in Gran Bretagna e in Austria, e pochi mesi avanti in Svizzera. Il CAI ebbe sede dapprima a Torino, e poi la sede legale e centrale fu trasferita a Milano in via Enrico Petrella 19, dove si trova tuttora.


Il Club Alpino Italiano e il Partito Nazionale Fascista
Poiché il sistema politico del tempo tendeva alla centralizzazione ed al controllo, da parte dello stato, di ogni fenomeno di rilievo sociale, il Club Alpino Italiano nel 1927 è inserito forzatamente
nel C.O.N.I., organo dipendente dal PNF, perdendo lo status di libera associazione. Con decreto del 17/09/1931 il Club Alpino Italiano ai sensi e per gli effetti della legge n. 1310 del 14/06/1928 (legge sui provvedimenti per gli enti e associazioni e istituti del PNF) ottiene il riconoscimento giuridico
con la legge n. 1072 del 17/05/1938 il Club Alpino Italiano assume la denominazione di Centro Alpinistico Italiano Nel 1942 il Centro Alpinistico esce dal C.O.N.I.
Legge n.91 del 26/01/1963
Art. 1
1.Il Centro alpinistico italiano riassume la denominazione di "Club Alpino Italiano".
2.Esso è dotato di personalità giuridica ed è sottoposto alla vigilanza del Ministero del turismo e dello spettacolo.
Art. 2
1.Il Club Alpino Italiano provvede, a favore sia dei propri soci sia di altri, nell'ambito delle facoltà previste dallo statuto, e con le modalità ivi stabilite:
c) alla diffusione della frequentazione della montagna ed all'organizzazione di iniziative alpinistiche, escursionistiche e speleologiche;
d) all'organizzazione ed alla gestione di corsi d'addestramento per le attività alpinistiche, scialpinistiche, escursionistiche, speleologiche, naturalistiche;
e) alla formazione di istruttori necessari allo svolgimento delle attività di cui alla lettera d.;
Il Club Alpino Italiano diventa ente pubblico
Con la legge n. 70 del 20/03/1975 (enti preposti ad attività sportive turistiche e del tempo libero) il Club Alpino Italiano viene riconosciuto ente pubblico nazionale
Le sezioni sono soggetti di diritto privato .
a) Associazioni riconosciute: sono quelle che hanno chiesto e ottenuto il
riconoscimento dello Stato. Prerogativa principale è l’autonomia
patrimoniale, in base alla quale il patrimonio dell'associazione si presenta
distinto e autonomo rispetto a quello degli associati e degli amministratori.
b) Associazioni non riconosciute: in cui rispondono oltre al patrimonio
dell'ente i soggetti che hanno agito in nome e per conto dell'associazione

L’esperienza dei Gruppi Grotte risale agli inizi del secolo scorso, quando la Commissione Grotte della Società Alpina delle Giulie organizza a Trieste corsi pratici di rilevamento. L’iniziativa ha successo e viene ripresa alla fine della Seconda Guerra Mondiale da diversi Gruppi Grotte italiani. Il fine di questi corsi è però ristretto all’addestramento degli speleo del proprio gruppo. Si deve a Carlo Finocchiaro, speleologo della Sezione di Trieste del CAI, l’idea di creare verso la metà degli anni Cinquanta una Scuola per diffondere l’insegnamento della speleologia su tutto il territorio nazionale.
Viene così organizzato un Corso Nazionale di Speleologia all’interno del CAI. Vi si diffonde una cultura relativa alla conoscenza dei fenomeni carsici, delle tecniche e dei materiali necessari per esplorare il mondo sotterraneo, e delle diverse scienze che ne aiutano la comprensione.

Il buon successo del primo corso convince il Comitato Scientifico del CAI a farlo seguire da altri, sempre impostati sulla medesima formula. Così vengono tenuti Corsi Nazionali negli anni seguenti (1960, 1962, 1964, 1967), tutti di successo non solo dal punto di vista della rispondenza degli allievi, ma anche e soprattutto quale mezzo di diffusione su tutto il territorio nazionale delle moderne tecniche di esplorazione.
La Scuola si struttura in modo più organico ed affianca, all’attività didattica sulle tecniche speleologiche, una serie di incontri culturali, tra i quali sono particolarmente rilevanti i Corsi Nazionali su materie scientifiche applicate alla Speleologia: Carsismo, Vulcanismo, Meteorologia e tante altre.
La Scuola Nazionale di Speleologia del CAI oggi è ben diversa da quella pensata da Carlo Finocchiaro ma la sua evoluzione non ha significato il tradimento della sua ispirazione originaria: un servizio pubblico di insegnamento, senza fini di lucro e aperto a tutti.