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Buca del Cane - Campo estivo

  • Categoria principale: ROOT
  • Pubblicato: Lunedì, 23 Settembre 2013 16:58
  • Visite: 1343
  • 23 Set

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Una bella giornata di sole riscalda le pietre e la roccia di questo monte, il Corchia, ma a noi, speleo in esplorazione, interessano le sue radici che si estendono per chilometri nel buio. Ci siamo ritrovati sul versante nord alla ricerca di una location per il campo estivo, il nostro interesse è focalizzato sulla Buca del Cane, una grotta esplorata negli anni 30 e rivisitata negli anni successivi anche da speleo inglesi.


Partiamo da Fociomboli e scendiamo velocemente verso il Puntato. è il 14 Luglio e, mentre in Francia si festeggia la presa della Bastiglia, anche il soleggiato paesino è animato da festeggiamenti (forse la ricorrenza della SS Trinità), noi ne attraversiamo i verdi prati e il tranquillo movimento di escursionisti e proseguiamo su sentiero pianeggiante raggiungendo Col di Favilla, piccolo borgo rurale ormai abbandonato, con la chiesa, il cimitero, e il vecchio mulino. Andiamo ancora avanti costeggiando il canale delle Verghe ai piedi del Pizzo delle Saette, dopo alcuni minuti di cammino sul sentiero guardandoci intorno alla ricerca dello spazio per allestire l’eventuale campo, lo lasciamo in prossimità di una piccola sorgente, arrampichiamo, nel greto del canale un paio di salti, quando ci investe una fredda aria che esce dall'ingresso della buca poco sopra il greto. Subito ci poniamo delle domande, che innescano la curiosità dello speleologo, sulla circolazione di una cavità profonda poco più di 200 m: è necessario indagare e si decide di organizzare il campo dal 22 al 25 agosto. Continuiamo l'escursione risalendo tutto il canale e trovando altri due buchi interessanti, che meritano le nostre attenzioni. Proseguiamo, infine, fino al rifugio del Freo, una sosta per un caffè e poi veloci fino a Fociomboli.
Abbiamo più di un mese di tempo.

La data del 22 è ormai alle porte, nel frattempo il gruppo, impegnato in attività ricreative per ragazzi, ha trovato i fondi e si regala una stupenda tenda da 10 posti, che fornirà riparo e appoggio per il campo.
22 Agosto. Per impegni di lavoro potrò partire solamente venerdì 23, comunque i ragazzi, un bel gruppetto, sono partiti e fortunatamente riescono ad arrivare a Col di Favilla in auto, grazie alla disponibilità di Alessio del GSAV che ha contatti con chi può aprire la sbarra della strada di cava che porta al paese di Col di Favilla a pochi minuti di cammino dal sito in cui abbiamo deciso di piantare i picchetti della nostra fantastica tenda. La giornata di giovedì i sei partiti in avanscoperta la trascorrono ad allestire il campo e, dai racconti che ne fanno il giorno dopo, allestirlo non è stata impresa ne facile ne leggera: le attrezzature, i materiali i viveri per la logistica sono tanti (e noi non ci siamo fatti mancare nulla); una piccola piazzola in mezzo al bosco, con il lavoro di una mattinata, viene ampliata per lo spazio necessario a montare la tenda, il resto delle fatiche è dedicato a rendere il sito che ci ospiterà il più accogliente e funzionale possibile per il gruppo. Con qualche imprecazione e una buona dose di entusiasmo ogni sforzo sarà alla fine premiato dal buon risultato.

 


Il venerdì parto dopo pranzo, solo una breve sosta per rifornire il campo di carne e pane e poi via all'appuntamento, sono con Daniele, Gianluca (soccorso arvino) e Vetronica. Il Rattone ci attende alla sbarra per caricare l'auto mentre noi seguiamo a piedi, in 40 minuti sono al campo. Il campo e la tenda sono stupendi, ma la voglia di entrare alla Buca è tanta, Michele, Aigor, Luchino, Susy e Karaffa, sono dentro dalla mattina a buttar giù corde ed armare. Sono ormai pronto quando giungono Susy e Karaffa raccontando della grotta molto sporca sui pozzi e della disavventura capitatagli: un masso staccandosi dalla parete del pozzo d'ingresso e finito alla base dove si trovava il gruppo; fortunatamente solo un gran spavento e nulla più.
In pochi minuti sono all'ingresso e mi preparo per la discesa, con cautela scendo i pozzi, gli armi sono “sportivi” e completamente rifatti per evitare alcune frane, ma comunque la grotta è molto bella, i pozzi si susseguono in ambienti grandi, sembra un'unica forra e in alto e possibile notare l'andamento meandriforme da cui si è originata. In breve raggiungo Luchino, Aigor e Mic; dove ci salutiamo sull'ultimo pozzo da armare, con un po' di delusione le corde sono finite, sarà per il giorno dopo, è ora di fare il punto della situazione e rientrare. Mentre risaliamo ci guardiamo intorno per indagare sulle possibili alternative esplorative  vista la notevole aria di circolazione.


Tornati al campo, mettiamo le batterie in carica dal generatore e poi ci prepariamo per la cena mentre ci raggiunge anche Evelin; il gruppo è allegro, la carne cuoce sulla brace, il vino non manca e raccontiamo tra un bicchiere e l'altro, delle nostre impressioni sulla grotta, delle ipotesi e delle sensazioni.

Sabato mattina arrivano con il Chiodo, Daniela e Andrea del gruppo di Sarzana. dopo colazione si riparte, raggiunto l'ingresso scendiamo velocemente, per raggiungere l'ultimo pozzo, sarà Evelin ad occuparsi dell'armo: uno, due, tre fix ed è in fondo. Uno dopo l'altro  raggiungiamo la fine della grotta, il fango ostruisce il naturale passaggio, ma ad una ventina di metri sopra il fondo si scorge una finestra e decidiamo di iniziare la risalita, è il Chiodo a procedere,  dopo una quindicina di metri è finita la corda, non ne abbiamo altre e si decide di tornare e continuare la prossima volta. Riprendiamo con calma la via del ritorno. Durante la cena, una ricca spaghettata, raccontiamo i progressi ed ascoltiamo con interesse anche gli altri gruppetti che si sono dedicati agli atri buchi e scavi che erano in programma, è l'ultima sera del nostro campo e c’è stanchezza ma anche aria di festa: se pur breve, la nostra permanenza, ci siamo comunque divertiti con un bilancio di generale soddisfazione.

Durante la notte ci investe la perturbazione annunciata, un violento temporale mette a dura prova la nostra tenda mentre le saette picchiano sul monte a fianco: il Pizzo delle Saette (il nome significativo e ben azzeccato, non sarà certo un caso).
L'alba, sgombra di nubi, ci fa ben sperare in una bella giornata, ma ormai non rimane che iniziare con una ricca colazione, smontare il campo e prepararci per il ritorno.

Uno strano epilogo.
Il 7 e 8 settembre con un piccolo gruppetto decidiamo di andare a concludere la risalita e disarmare la grotta in quanto attiva. Il sabato ci fermiamo per la notte all'Alpe di Puntato, e la mattina di buon'ora partiamo, ci vuole quasi un'ora per arrivare all'ingresso della grotta, mentre armiamo il primo pozzo ci raggiungono alcuni amici del Forte dei Marmi, che ci daranno un prezioso aiuto a recuperare più di 300 metri di corda e ancoraggi.
Velocemente raggiungiamo il fondo e mi preparo per la risalita, Luchino mi farà sicura, in un'oretta di traverso raggiungo la finestra, arrampico l'ultimo metro e sono dentro, guardo in alto e mi si presenta l'arrivo di un meandro che verso l'alto pare allargare, poi mi guardo intorno per preparare l'armo di sicura, prima verso destra, e poi allungo lo sguardo verso sinistra ed, incredibile!, sulla parete un FIX!!!!. Ma come!!!! L'unico FIX di tutta la grotta!! Faccio mente locale e penso: ”segni di risalita non ne abbiamo visti, un pendolo dalla parte opposta del pozzo?, impensabile!, armo di abbandono? Nemmeno!....... ma allora?......”. Morale della favola: sarà uno dei tanti misteri che ci attenderà il prossimo anno. é ormai ora di prendere la via del ritorno, visto anche che le previsioni meteo non erano buone; il disarmo porta via più tempo del previsto, e quando arrivo alla base del penultimo pozzo sento qualcuno in alto che comunica con l'esterno e comprendo che sta diluviando; ne ho la conferma in poco meno di  cinque minuti: un'intensa cascata d'acqua alla mia sinistra investe la base del pozzo, mi preoccupo ed avverto i miei compagni sotto di accelerare  i tempi, “ma fantastico!” penso, “mancava questa!”; con qualche imprecazione mi avvio verso la corda, quando mi accorgo che l'acqua diminuisce velocemente, “bene, ogni tanto eeee?”, mi scappa un sorriso e procedo verso l'uscita. Siamo fuori ma ci aspetta ancora il ritorno con le corde in spalla: “lungo? Neeeee!!”

Pazienza e filosofia del vecchio speleologo.