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Mercoledì, 22 Novembre 2017

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Progetto O.R.CO. - Maggio

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Secondo appuntamento al progetto svolto nel ponte del primo maggio, ecco la relazione di Cristian del GSAV.

Località: bivacco Erika e Gallerie Perdute-Antro del Corchia- Stazzema(LU)
Data 01-05-2014 ora ingresso: 16:30
Data 03-05-2014 ora uscita: 19:00
Partecipanti: Cristian Leonardi (GSAV), Silvio Pierini (GSPI), Paolo (Kunze) Brunettin (GSLunense), Susana Livia Crespo (GSLunense), Anna Gelfi (GSLunense), Alberto (Kraft) Dal Maso (Associazione XXX ottobre-Trieste).

 

Condizioni meteo:
Esterne: nuvoloso con pioggia leggera all’entrata, nuvoloso con pioggia leggera e vento all’uscita.
Interne: molto stillicidio anche sui pozzi scesi ma comunque percorribili senza problemi. Poco movimento d’aria il primo giorno ma in aumento i giorni successivi. Forre con ruscellamento interessante ma non in piena.
Materiali lasciati/recuperati: abbiamo lasciato armato il P105 e tre pozzi nei pressi del campo di cui uno ancora da finire di scendere. Tutti i materiali sono del GSAV e del GSLunense.
Esplorazione/ rilievo: rilievo di alcuni rami e di un pozzo del salone Obelix delle gallerie perdute. Esplorazione della zona vicino al campo base Erika e delle zone rilevate.
Note e Impressioni:

01 maggio 2014
Ci ritroviamo dalla Piera a Levigliani intorno alle 13.30. Poco prima, alle 12:30, sono passato a prendere Silvio alla stazione di Pietrasanta, dove avrebbe dovuto esserci anche Leonardo Piccini che per motivi vari non è potuto esserci, con nostro grande rammarico. Prima di arrivare a Levigliani io e Silvio ci fermiamo al Merendero, dalla Cristina, a prendere il pranzo, due focaccine con il crudo. Al Vallechiara, dove troviamo il resto del gruppo, mangiamo ulteriormente qualcosa poi partiamo tutti per Fociomboli, affollatissimo di macchine, e lì ci cambiamo. Fortunatamente inizia a piovere cinque minuti prima di entrare e non ci bagniamo molto. Sono le 16:30 e una volta dentro ci incamminiamo verso il bivacco Erika, dove decidiamo di allestire il nostro campo per i prossimi giorni. Poco prima di giungere al campo incrociamo un gruppo di speleo tra i quali riconosco Stefano Nicolini, Lucia Tronconi, Luca Dalle Tezze ed Eleonora Bettini. Una volta arrivati al campo base ci dividiamo in due squadre. Livia, Anna e Kraft vanno ad armare il P105 il quale ci servirà il giorno dopo per raggiungere le “Gallerie Perdute”. Io, Kunze e Silvio finiamo di allestire il campo, prepariamo da mangiare e parliamo di sacchi a pelo fatti con pelo di cane, il tutto mentre scrivo la presente relazione.


Io e Kunze siamo anche andati alla base del “Vermiis Misteris” a vedere uno dei pozzi da scendere l’ultimo giorno e a prendere l’acqua di stillicidio con le bottiglie. Purtroppo notiamo nella sabbia del piccolo ruscello i residui di gasolio riversatisi in grotta anni prima. Alle nove e mezza vado a vedere cosa fanno gli armatori (ma non quelli delle barche…) e non appena mi trovo sulla sommità del pozzo sento il vociferare dei tre laggiù in basso. Provo a chiamare ma non mi sentono. Allora decido di aspettare per un po’ lì al buio. Dopo venti minuti a sentire le loro discussioni in fondo al pozzo me ne ritorno al campo e ceno. Alle 23:00 gli armatori fanno ritorno e nonostante le due ore e mezza sono arrivati neanche a -70m, quindi l’indomani ci toccherà finire di armare! Cenano anche loro, si chiacchiera di rilievo ed esplorazioni mentre il Kunze, già nel sacco a pelo, prova a dormire.

02 maggio 2014
Ci alziamo di buon ora, alle nove passate. Per fortuna gli altri hanno russato poco o nulla. Durante la notte ho avuto un po’ di freddo perché non avevo il telino termico sopra e sotto l’amaca ma niente di ché. La colazione è stata abbondante: cereali, thé, nescaffé, frutta secca e così via. Alle 10:30 io e Kunze siamo già pronti per il P105 che ci aspetta e quindi andiamo. Sistemo gli armi del giorno prima e finisco di armare il resto e in totale abbiamo usato una 50m-38m-20m-20m. Quando finisco e mi ritrovo nelle Gallerie Perdute scendo il 40m che porta al campo base della volta precedente, quando siamo venuti a dicembre, e prendo l’acqua.  Anna mi aspetta su mentre gli altri si sono già avviati al salone Obelix, che rimane dopo la strettoia in fondo al laminatoio. Lì ci dividiamo in tre squadre da due. Io scendo il 50m attivo, con abbondante stillicidio, con Silvio (pozzo chiamato “Pozzo Boh!” da lui e Susana la volta scorsa). Gli altri non ho idea di cosa facciano. Ci sono già segni di esplorazione ma proprio pochi…due spit in tutto. Forse hanno usato dei naturali. Noi però abbiamo il trapano e mettiamo i fix. Sono altri tempi ormai. Arrivati alla base ci imbuchiamo in una forretta con un po’ d’acqua, la “Forra Boh!”, probabilmente inesplorata perché non si vedono segni di passaggio. E’ piccola ma si passa bene a parte due passaggi tecnici che abbiamo dovuto prendere a martellate. Purtroppo continua in fessura impraticabile dove solo l’acqua può andare. Vedremo con il rilievo fin dove si arriva. Si risale e si lascia armato.
Ci si ritrova con gli altri nel salone. Si mangia qualcosa poi si riparte con un nuovo lavoro. Stavolta Susi e Silvio a fare il rilievo del “Ramo Boh!”, io e Anna a rilevare un ramo del salone e Kunze e Kraft a scendere un pozzo, che si trova nella parte più lontana del salone, chiude dopo la verticale valutata 35m, ad una decina di metri dal fondo parte un meandrino "impestato" in cui solo Kraft riesce a procedere per una 40ina di metri trovando i resti di un roditore ( topo? forse un ghiro). Come al solito quando rilevo io mi toccano zone fredde, fangose, bagnate e strette… un c’è verso. Comunque sia io che Anna ce la caviamo benissimo. Ad un certo punto, però, sentiamo delle voci provenire dal basso. E’ Kraft che da dietro una fessura finale del piccolo ramo mi urla dal pozzo che ha sceso. Mi chiede se riesce a passare ma anche se è magro e se è Kraft gli spiego che è una fessura impraticabile. Abbiamo avuto solo un contatto voce e non siamo riusciti ad averne uno luce. Quando facciamo ritorno al salone Kunz e Kraft se ne sono già venuti via mentre Silvio e Susi sono a finire il rilievo. Decidiamo di aspettarli mentre ci facciamo un thé e una chiacchierata. Poi vabbé che sono a fare il rilievo ma si sente un fracasso giù per quel pozzo… Appena arrivano si rassettano le cose, si fa acqua da uno stillicidio prima della strettoia e poi via, giù per quel meandro infido e stretto. Così pieno di asperità che si fa fatica anche se al ritorno è in discesa. Meandro, gallerie e P105. Un po’ stretto per i primi 30m in salita ma basta prenderlo con calma e filosofia. Finalmente torniamo al campo e troviamo Kunze e Kraft già belli insaccati. Il Kunz russa e Kraft inizia un po’ più tardi ma sono in sintonia. Cuciniamo: Anna i pinzocheri, Silvio la polenta, Susi il cous cous, io niente… mangio tutto il resto. Meno male, però, a questo campo si riesce a stare pure in piedi e nonostante la fatica della giornata ci si riesce a rilassare. Sono le 1:30 del 3 maggio ed è ora di andare in amaca.
03 maggio 2014
Stamani ci alziamo un po’ tardi, diciamo verso le dieci. Questa notte non ho dormito molto né molto bene, infatti mi sono alzato con il mal di testa. E’ anche vero che a parte Kunze e Kraft, che erano già a letto quando siamo arrivati al campo alle 22:30, noialtri siamo andati a letto intorno all’ una e mezza. Facciamo colazione e subito dopo decidiamo il da farsi. Kunze, Susana e Anna decidono di venir via per vari motivi io, Silvio e Kraft rimaniamo ad esplorare i pozzi lì nei pressi del campo base Erika. Prepariamo tutti i sacchi e Kunze e gli altri portano via quello che riescono, in sostanza sei sacchi in tre… comunque alcuni leggeri. Noi teniamo, ovviamente, corde, trapano e moschettoni. Alle 12:30 circa ci salutiamo.
Il primo pozzo che scendiamo è verso l’uscita venti metri dopo il campo e rimane sulla destra uscendo. La roccia è pulita e ottima per gli armi a parte qualche lama che a guardarla cade giù… lo stillicidio è molto ma scendere è fattibile senza bagnarsi troppo, insomma, a vederlo così sembra promettere bene. Nonostante il mal di testa la voglia di esplorare è troppa e inizio a scendere con gli altri che mi fanno da supporto. E’ un P55 sceso in tre frazionamenti. Purtroppo arrivati alla base troviamo alcune salette fossili ricche di sassi e cunicoli che sembrato chiudere. L’unica possibilità rimane un saltino di pochi metri lì alla base del pozzo, proprio dove finisce tutta l’acqua di stillicidio (ripeto abbondante) ma troviamo solo che l’acqua si incanala in un ruscelletto che finisce in una strettoia che proviamo a “smanzare” con il martello! Kraft passa di là ma niente
da fare, l’acqua continua in fessura ancora più impraticabile! Vedremo il rilievo cosa ci dirà. Raduniamo le nostre cose e torniamo su. Lasciamo il pozzo armato per poterlo rilevare la prossima volta. E’ vero che era già stato sceso ma al momento io non ne ho notizia se non uno spit all’inizio e quindi gli abbiamo dato noi un nome: “Pozzo dell’Orco” e la forretta in fondo “Forretta dei Reduci” (noi tre) con strettoia “Kraft”!
Ce ne torniamo al campo a mangiare qualcosa e quando finiamo sono le tre. Procediamo verso il pozzo in fondo alla galleria nella direzione opposta. Praticamente alla base del “Vermiis Misteris”. Io purtroppo sento troppo freddo e il mal di testa è aumentato fra l’altro e poi è da quando sono entrato che la luce del casco mi va ad intermittenza che sembra una luce di natale! Per questo decido di mettermi lì da una parte sotto il poncho con il fornellino. Forse sarebbe meglio muoversi ma quando si arma un pozzo in discesa ci si muove poco e per di più anche questo gode di un abbondante stillicidio…
Mando avanti Silvio e Kraft. I primi dieci metri si scendono in libera e per metà pozzo si scende in appoggiato, il resto è verticale. Alla fine stessa storia dell’altro: circa 50-60m di pozzo, stillicidio, forra con acqua ma percorribile e poi fessura impraticabile. Rilievo anche quì per la prossima volta e lasciamo armato. Anche il P60 sceso nel salone Obelix ha la stessa conformazione a parte che la forra è abbastanza lunga con due strettoie impestate prese a martellate più due metri di arrampicata e fessura che forse con qualche manzo porta a qualcosa ma prima aspettiamo i risultati del rilievo per vedere se veramente ne vale la pena. Questo pozzo non ha ancora un nome.
L’ultimo pozzo sceso rimane fra il Vermiis Misteris e il bivacco Erika. E’ molto franoso e abbiamo armato su un buon naturale anche se la corda ha bisogno di un sacco sotto perché struscia. Abbiamo usato l’unica corda rimasta: una 20m che ovviamente non arriva in fondo. Stavolta è sceso Kraft che ha riferito il cambiamento di morfologia della roccia: da pozzo fossile e franoso con terra e sabbia diventa pulito e con roccia buona subito a dieci metri dalla sommità. Ha stimato una profondità di 60m come gli altri ma la cosa è ancora al vaglio… Questa è una cosa buona ma vedremo se non farà il solito scherzo degli altri. Potremo chiamarlo “Pozzo del Bivacco Erika” e sembra non averlo mai sceso nessuno prima di noi, al contrario degli altri ma speriamo di poterlo chiamare “Pozzo Obelix”…