NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Cookies policy

Accesso Utenti

Top Panel
Mercoledì, 22 Novembre 2017

La straordinaria condizione di siccità di questa estate ha portato con sé diversi aspetti, alcuni dei quali mai osservati in precedenza. E’ il ...
Leggi tutto
Da pochi giorni si è concluso il quinto stage di speleologia e chi meglio dei giovani allievi poteva descrivere meglio l'esperienza? Ecco di seguito ...
Leggi tutto
Il Gruppo Speleologico Lunense organizza sotto l'egida della Scuona Nazionale di Speleologia CAI il quarto stage di avvicinamento alla speleologia, ...
Leggi tutto
...Alessandro Gogna ha vissuto lo spirito e la pratica di entrambi questi momenti: <da che mondo è mondo ci sono stati tempi nuovi e sempre ci ...
Leggi tutto
Ero ancora in mezzo al mare per lavoro quando Gigi mi chiamò per questo nuova avventura. Croazia, la terra dei Balcani dove tra bianche spiagge ...
Leggi tutto
Il Gruppo Speleologico Lunense organizza sotto l'egida della Scuona Nazionale di Speleologia CAI il quarto stage di avvicinamento alla speleologia, ...
Leggi tutto
Cosa fare in caso di incidente in grotta, montagna, o in un semplice sentiero? Come aiutare un amico in difficoltà in attesa dell’arrivo dei ...
Leggi tutto
Lo scorso autunno una nutrita squadra di speleo si recò al Bombassei per il suo disarmo, per portare fuori i chilometri di corde che senza ...
Leggi tutto
Domenica 3 Luglio 2016 - Continuano le risalite al MilazzoRisalita al femminile la scorsa domenica all'abisso Franco Milazzo. Durante una veloce ...
Leggi tutto
Speleo Attitude alla fortezza "Firmafede" di Sarzana   23 – 24 aprile 2016. È il terzo anno che il GSLunense ha partecipato al raduno delle ...
Leggi tutto
Prev Next

Traversata Fighera (Becco) - Farolfi

Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

“LIBBBERAA!!!”

“Posso avere una sfoglia al riso?”
“Io vorrei una brioche con la marmellata”
“Una pasta ai frutti di bosco, per favore”
“Io un latte di soia col cacao, grazie”

 

…eccoci di nuovo dalle “tettone”. Questo vuol dire solo una cosa: il Corchia ci aspetta! Ma oggi sarà diverso dal solito: meno coccole, più fiducia in noi stessi e più partecipazione nella progressione. È la nostra prima uscita fuori corso (e, come risulterà evidente leggendo queste poche righe, la prima relazione che scriviamo). Abbiamo condiviso l’esperienza con alcuni ragazzi del Gruppo Grotte Castelli Romani che ci hanno chiesto di accompagnarli in questa traversata.

Sarà una lunga giornata, si entra dal Becco e si esce dal Farolfi: tanti pozzi e, per essere più leggeri, dovremo fare la staffetta per portare avanti le corde dalla squadra di disarmo a quella d’armo entrata per prima.

 


Ma qualcuno è venuto a pulire? – questa la prima impressione che tutti abbiamo entrando: la roccia appare liscia e lucente sin dall’ingresso soprattutto per i nostri compagni romani abituati ad ambienti ben più fangosi, tanto che, diversamente da noi, alcuni hanno ai piedi stivali di gomma anziché scarponi da trekking.
Le nostre capacità sono subito messe alla prova con il primo pozzo da 60 metri diviso da due frazionamenti, arrivati ai quali, per la prima volta, non possiamo contare sui consigli e il supporto dei nostri istruttori.

Pozzi e ancora pozzi e la suspense si fa sempre più alta mentre ci avviciniamo al Gran Sabba. “Un bel giorno per morire” datato 15-11-1980: questa è la scritta che compare sopra il suo ingresso. Paranoia? Naaaaaah! In realtà ce la caviamo abbastanza bene; quello che più impressiona è l’enorme salone in cui ti cali nel vuoto: un ambiente imponente, che invoca l’oscurità, l’oblio, sembra un girone dell’Inferno dantesco. Il moschettone dell’armo principale è super arrugginito, ma ci dicono che è tutto nella norma…OK! La corda nelle mani è pesantissima, ruvida, spessa e tra pochi istanti infiammerà il discensore. Facciamo la chiave, ci slongiamo e via…ci aspettiamo molto teneramente tra ex corsisti, creando un po’ di coda, sì, ma la nostra avventura è anche di gruppo, ed è bella per questo.

70 metri, ragazzi, 70 metri di mega scivolone! – Andata! Ci ricompattiamo e siamo pronti per un’altra successione di pozzi. Arriviamo al Vermis Misteris dove ci cimentiamo in fotografie varie che però in grotta non vengono un granché se non ti applichi con pazienza: luci, ombre, fari, testa girata in modo che il casco illumini la parete senza bruciare la fotografia.


Finalmente, dopo ore di grotta, arriviamo al campo Erica che dà tutta l’impressione di un campo beduino in mezzo al deserto per via dei teloni posizionati in modo da creare un ambiente facilmente riscaldabile. Mangiamo qualcosina (cioccolata, frutta secca, pomodori, formaggi vari, panini, focacce, prepariamo addirittura una crema di asparagi – la grotta è sempre un’ottima scusa per sfondarsi di cibo fino allo sfinimento!) e dopo aver condiviso qualche sorso di tè caldo siamo pronti a ripartire abbandonando i teli del campo, ormai caldi e leggermente meno umidi del resto dell’ambiente circostante. Manca poco all’uscita: circa 3 ore!!!

Questo percorso ipogeo non si fa mancare nulla: ora ci aspettano gallerie, ambienti decisamente più ridotti, più confortanti e calorosi, laminatoi, strettoie, cunicoli che ci portano un po’ a malincuore (e un po’ sollevati…) verso l’uscita; 13 ore di grotta, di ambiente sotterraneo. È stranissima l’impressione costante che alcuni di noi hanno di progredire soltanto di notte sulla cima di una montagna mentre alla montagna ci siamo dentro, nelle sue viscere scavate da ere geologiche di flussi d’acqua che hanno creato percorsi e corridoi lungo i quali ci è gentilmente concesso di passare e di sentirci al sicuro.
Fuori dal Farolfi adesso ci aspetta una piacevole passeggiatina di dieci minuti in mezzo al bosco, completamente al buio: tra gli alberi una avanza lentamente una processione di lucine stanche ma soddisfatte di aver affrontato questa bellissima traversata.