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Mercoledì, 22 Novembre 2017

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Tobogando in grotta. Lovely Cobardain

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Mmmhh..mmmhh!

Eccomi qui, davanti ad una pagina bianca intenta a scrivere qualche riga sulla Grotta delle Fate..gergalmente meglio conosciuta come Cobardine!
“Quando ci portate a Cobardine???!?!”
Tutto infatti è partito dalla curiosità nata tra noi giovani speleo in provetta di vedere questa famigerata grotta acquosa che abbiamo sentito tanto nominare nelle chiacchere serali nella sede del CAI dai nostri amici e istruttori.
La cosa che più mi ha entusiasmata inizialmente poco dopo aver terminato lo stage, era la consapevolezza che non ci fossero pozzi profondi e grosse difficoltà tecniche di progressione su corda. Almeno per quel tratto che avremmo percorso della grotta. Che fifona!

Con il tempo e soprattutto con il tempo passato sottoterra fin'ora ho superato in parte la paura del vuoto e quella tremenda senzazione di inaffidabilità degli strumenti di progressione e degli ancoraggi. É davvero affascinante sussultare fino a non sentire più la salivazione e svegliarsi il giorno seguente solo con la voglia di tornare dentro, di tornare proprio su quel frazionamento o quella disarrampicatina che tanto ti aveva fatto penare. Forse solo per provare ad esser più concentrata, meno agitata o più semplicemente perchè qualcosa ti è piaciuto davvero e non puoi più farne a meno..
All'inizio mi è davvero capitato di essere in preda a tremende indecisioni e vittima di sensazioni contrastanti ma ho voluto forzare un po' la mano per capirci qualcosa.
Come mi disse il Rattone alla testa di un toboga nel torrente Santa Lucia.. “è giusto fare ciò che uno si sente, però ogni tanto è necessario violentarsi..” E subito dopo sparì sotto le acque gelide con le mani conserte..
Ma ritorniamo alle fate.
La grotta di cobardine poco dopo l'ingresso è caratterizzata dalla presenza di un sifone il quale deve esser svuotato con un po' di anticipo per evitare un'iniziale progressione in apnea ai poveri speleologi convinti nell'attraversarla.
Proprio per questo motivo, siamo partiti la sera prima con sacchi a pelo e tante leccornie pronti ad occupare il rifugio del capannello sito a qualche centinaio di metri dalla grotta.
Arrivati al rifugio dopo aver fatto un po' di manutenzione alla strada sterrata per arrivarvi, iniziano i lavori degli speleo casalinghi, come ci ha nominati Edo.
Chi intento a ripulire il rifugio dalle ragnatele e dalla calce caduta dai muri, chi a raccogliere la legna per la brace, chi a rastrellare il piazzaletto antistante la porta per poter piantare le tende..

 

Io, Carlos ed Edo partiamo, guidati da Stefano alla presa del sifone.
Non perdiamo tempo e ci preoccupiamo anche di ripulire un po' il sentiero, massacrato dalla piogge e dall'inverno passato. Il sentiero si addentra nel bosco e nel cammino Ste ci racconta che nel percorrerlo c'è sempre stato qualcuno che si è perso qua e la tra gli alberi e che addirittura un signore si è trovato costretto a bucare le tubature dell'acqua, che poco prima dell'ingresso alla grotta s'incontrano sul sentiero, per la sete e per il troppo vagabondare senza trovare la strada del ritorno.
Arrivati a destinazione, il nostro compito era quello di attivare lo svuotamento del sifone atttraverso il meccanismo dei vasi comunicanti. Rimaniamo sorpresi nel non trovare li dove sono sempre stati, nemmeno un secchio o una tanica. Indispensabili per l'operazione.
Subito pensiamo ad un furto...poi scopriremo solo il giorno dopo che erano semplicemente finiti nella scarpata sottostante, forse a causa della pioggia..
Un po' preoccupati per non saper come fare, ci addentriamo dentro la grotta con una tikkina e vediamo che fortunatamente il sifone non è pieno e avremo avuto all'indomani la possiblità di immergerci lasciando fuori naso e caschetto!
Rientrati al rifugio, la brace è calda, la luce a gas illumina la saletta da pranzo e il tavolo è ripulito. Gianluca come a suo solito è stato mitico. Il rifugio in un paio d'ore scarse di lavoro ha già tutto un altro aspetto.
Ceniamo tutti insieme dentro questo rifugio davvero dolcissimo, accogliente nella sua ristrettezza ed io me ne sto seduta su quella panca di legno un po' arrabattata a mangiare i pomodori di Luchino e ad ascoltare i racconti del Rattone sul famoso Nottoli e delle sue brandine sparse per le montagne e di serate al capannello di qualche anno prima con altri speleo.

Comincia a farsi tardi, Carlos dorme seduto a tavola già da una mezz'ora ma ecco arrivare una falena a destarlo dal terribile abbiocco post grigliata ! Curiose fobie, strani speleo!
Ancora qualche assaggino di liquorini artigianali e poi decidiamo di infilarci nei sacchi a pelo!

Ad aspettarci, una notte piovosa. Dalla tenda intravedo l'abbaglio dei fulmini e ad ogni tuono, un mio sussulto!
Al risveglio, il rumore della pioggia non c'è più, al suo posto qualche flebile raggio di sole. Le scarpe si sono inzuppate è vero, ma la decisione di entrate in grotta è indiscussa. Mettiamo a scaldare un po' d'acqua per il thè e dopo qualche biscotto arriva il momento di preparare gli zaini!
Stavolta niente maglietta termica, sarà la muta a tenerci caldo! Già pensiamo al ritorno quando sulle spalle dovremo trasportala intrisa d'acqua.
Alcuni di noi quindi ripercorrono quel solito sentiero della sera prima. Arrivati al buco, la preparazione è faticosa e l'accoppiata tuta e muta quasi ti tolgono il fiato! Il movimento è davvero limitato!

Ad ammorbidire il neoprene della tuta ci pensa subito il sifone iniziale. Brividini ed acqua nelle orecchie!
Ci diamo un occhio, aspettiamo di esserci tutti e partiamo dietro ad Edo e al Rattone.
Siamo un bel gruppo! Con noi anche Massimo e Sergio! Due affezionati canyonisti, che hanno visto in Cobardine un buon compromesso tra una forra ed una grotta!
All'inizio qualche saltino e poca acqua! Che fatica alzare una gamba con quella maledetta muta..
La prima corda incontrata è un traversino, poi un saltino di qualche metro alla cui base troviamo una strana cosa gelatinosa bianca incollata ad una parete. Chissà, forse uova di geotritone ? O stato primordiale di esseri alieni?
Mano a mano la progressione diventa acquatica, le concrezioni sono spesso presenti e ostruiscono il passaggio. Scendendo il fiume, si procede in gallerie di piccole dimensioni, con diverse piccole cascate da superare in libera. Oppure simulando dei toboga! Eh già, per colpa di un piede messo nel posto sbagliato mi sono ritrovata a scivolare troppo velocemente su di un piccola cascata. Per fortun a ho ammortizzato il colpo su un piede del Rattone e per questo portato a casa tutti e trentadue i denti!
Velocemente lo spavento è stato scacciato via dalla meraviglia davanti a pareti sbrilluccisose e a stallagmiti Tim Burtonesche!
Poco prima di arrivare all'uscita non ci siamo risparmiati un bagnetto in un laghetto sottostante una sala dalle dimensioni gigantesche. Con la luce di profodità del casco non sono riuscita a vederne la fine!
Ancora un piccolo sforzo strisciando sulle tubature dell'acqua e siamo fuori.
Nonostante un po' di tremori per l'acqua, la temperatura interna è davvero piacevole e devo dire che nonostante la sensazione di liberazione una volta tolta la tuta, il fresco all'aria aperta mi ha fatto rimpiangere per un attimo il tepore del neoprene.
In circa quattro ore abbiamo percorso questo tratto meraviglioso della grotta, parlo di tratto perchè il suo sviluppo è assai più ampio. Ma ci saranno altre occasioni per visitarla tutta.
Dopo un sorso di chinotto e uno spuntino con qualche fico secco, alcuni di noi decidono di incamminarsi verso “casa” mentre io, carlos e massimo approfittiamo della presenza del nostro cicerone Rattons per fare una visitina alla Tecchia di Tenerano, una cavità naturale con un'entrata alta più di 40 metri davvero da lasciarti senza parole. Sulle pareti un po' di rinvii da arrampicata e a qualche metro da noi, due arrampicatori intenti a studiare le vie da risalire.
Sono circa le cinque e trenta e anche noi ci decidiamo a raggiungere i nostri compagni al rifugio.
Come preannunciato dal Rattone il giorno prima, il sentiero non ha risparmiato un disperso nel gruppo. Dopo qualche urlo per ritrovarci tutti, i segni dei rovi lasciati sulla schiena del povero Massy rinvenuto e una stanca risata di consolazione , la squadra è al completo.
Chiudiamo a chiave la porta del rifugio con la promessa di ritornare presto, soprattutto con l'intento di rimetterlo in sesto per le occasioni future.

Sulla strada di casa ci salutiamo con un gelato mentre la stanchezza si fa sentire sempre di più.
A casa mi aspetta Galeno e una muta gonfia d'acqua da stendere in terrazza!
Un ringraziamento speciale a Stefano Ratti (alias Rattone) per averci guidati in questa grotta meravigliosa e per averci fatto vivere un po' di speleologia d'altri tempi attraverso i suoi aneddoti , a Luchino per i pomodori, per avermi fatto guidare la sua macchina fino ad un pezzo dello sterrato tremendo e per avermi dato un po' di fiducia, a Gianluca per aver tirato a lucido il Capannello, ad Edo per averci battezzati gli Speleo Casalinghi e per non aver parlato così tanto tutto sommato, a Massy per i graffi sulla schiena (perdonami ma vederti sbucare dal bosco a petto nudo con la muta arrotolata in vita è stato meraviglioso), a Carlos per lo spettacolare dondolio di testa a tavola e per il suo solito dispensare fazzoletti e cingomme, a Sergio per la compagnia e per avermi sopportata in grotta nelle lamentele di routine :
Scusate per gli errori grammaticali e le frasi senza senso.
Alla prossima!!!