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Mercoledì, 22 Novembre 2017

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P105: ovvero l'importanza del rilievo

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A dicembre 2013 ho partecipato al campo interno di rilievo del progetto O.R.CO. presso i rami delle Gallerie Perdute.

Dalla restituzione dei dati e dalla messa in sistema con il resto del complesso, emerse che tali gallerie si sviluppassero sotto quelle che portano al Bivacco Erica e proprio sotto la verticale del P105, in quel buio che si apre sotto il traverso dalle corde scure poco prima del caposaldo 33 e del campo base e che più volte ho attraversato del tutto ignara di cosa il vuoto potesse sottendere.

Ettore all'attacco del 105

 

Spinti da una curiosità in parte fine a se stessa (cosa conterrà la pancia del P105?!) e in parte più costruttiva (l’individuazione di un accesso più comodo verso tutti i punti interrogativi rimasti in sospeso dal campo di dicembre) eraccolto il maggior numero di informazioni possibili, domenica 26 gennaio, Luca, Paolo ed io abbiamo organizzato un'uscita guidati da Ettore, che già vi era stato più di una decina di anni fa con alcuni speleo del GSCAISarzana.

Ettore ricordava di “un pozzo con spit con viti a brugola arrugginite nei punti di frazionamento e ,dove la fratturadiventa stretta, varie scritte illeggibili tra cui sicuramente la scritta GSP”. Iniziata la discesa, è stato proprio così: un tiro unico da 40 nel vuoto sino al frazionamento con brugola arrugginita e poi giù, lungo la verticale, verso il fondo della frattura, le cui pareti, sempre più vicine, si stringevano inuna fessura strettissima, oltre la quale, il 18/19 aprile 1998, Ettore ricordava avessero trovato il Ramo dei Lupi. Non ricordava però quanto fosse stretta!

Disposti a grappolo lungo i frazionamenti, cercando un’alternativa al “da qui non ci passiamo mica!”, la soluzione è arrivata dall’alto: lo sguardo di Luchino, ha individuato una placchetta lungo la parete ed è stato catturato dallo spazio e dal buio più profondo che si sviluppava intorno ad essa; abbiamo deciso dunque di provare la discesa cambiando verticale e, dopo un paio di frazionamenti disassati, eravamo di nuovo in movimento discendente. Il fondo raggiunto, tuttavia, era costituito da una frana in cui si apriva un buchino, nel quale, date le dimensioni ristrette, è toccato a me scendere!

Dopo essermi lasciata scivolare nei i 30 cm tra le pareti, mi fermo e.. di nuovo un altro fondo 'apparente' e un altro buchino, ancora più piccolo di quello precedente!

“proseguo?! riuscirò a tirarmene fuori?”

In modo poco ortodosso, ho continuato la discesa nello stretto sino a sbucare in mezzo a delle lame che hanno permesso la disarrampicata degli ultimi metri sino a una saletta.

Una volta giù, però, dietro un sipario di roccia ho riconosciuto quegli spazi: erano gli stessi in cui a dicembre ci incontrammo per una sosta durante il rilievo! Ho urlato la notizia ai miei compagni infreddoliti e cominciato la risalita.

Data l'ora e il timore di nevicate, l’ultimazione dell’armo e il rilievo sono stati rimandati a un’uscita successiva, ritenendoci comunque soddisfatti del risultato raggiunto: quello che nella memoria di Ettore era il Ramo dei Lupi, erano invece le gallerie in cui avevamo strisciato a dicembre e, quindi, le supposizioni fatte su carta erano state confermate!

Ulteriore ratifica è arrivata da Paolo e Alessio, entrambi presenti al campo di rilievo di dicembre e di nuovo nelle stesse gallerie il 9 marzo per la campagna di rilievo (insieme ad Anna e Gianluca).

Quest’esperienza mi ha offerto - al di là di tante belleemozioni (poiché, per quanto si attraversino territori già calpestati, cambiando lo sguardo con cui li si affronta, la carica è alta!) - la possibilità di riflettere sull’importanza dellaraccolta, traduzione e condivisione dei dati nella speleologiae sul valore del progetto O.R.CO., nel quale ho trovato lostesso spirito delle belle parole con cui Michele Sivelli e Mario Vianelli aprono "Abissi delle Alpi Apuane" nel 1982:

 

"Questo lavoro è stato concepito come una guida (…). Non vorremmo comunque che (…) fosse utilizzata per seguire col paraocchi itinerari già noti: non dimentichiamoci che la speleologia è essenzialmente esplorazione, e che dietro ogni masso o al di sopra di ogni camino si può celare un altro pezzo del mondo delle tenebre.

Questo lavoro vuole essere (…) un punto fermo (…) su cui si possa basare sia lo speleologo che provenga da zone esterne, per ripetere abissi, sia quello che già conosce la zona e che così potrà avere, ci auguriamo, le idee un po' più chiare riguardo ad alcune situazioni locali. Teniamo, infine, a precisare che la realizzazione della guida è stata resa possibile unicamente grazie alla collaborazione di numerosissimi speleologi di tutta Italia; la via che porta a fare le cose insieme è quella che dovrebbe essere seguita sempre di più anche in grotta".

 

Partecipanti: Alessio Agugliaro (US Prato), Paolo Brunettin(GS Lunense), Ettore Callegari (GS Lunense), Susana Livia Crespo (GS Lunense), Luca Gioan (GS Lunense), Anna Gelfi (GS Lunense), Gianluca Montanari (GS Lunense).

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