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La Piera non fa tabacchino

  • Categoria principale: ROOT
  • Pubblicato: Venerdì, 02 Gennaio 2015 22:12
  • Visite: 2976
  • 02 Gen

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Ovvero il 19° ingresso del M. Corchia

Buio, abisso, buio, 32.
Abisso, buio, abisso 46.
Nuvole che corrono veloci in un oceano azzurro, il bosco di faggi, poco sotto dove finisce il ravaneto, il Sumbra, il Grondilice più lontano appena visibile il Sagro, l' appennino tosco emiliano avvolto nella foschia e sotto il Freddone.
Buio, abisso, buio, 58.
Buio, buio, buio, 65.
E' un buio diverso, è come una coperta, solido che ti riempie di vuoto, nero è poco, ti avvolge ti accarezza, ti rilassa, è immenso.
Abisso, buio, abisso, 79.
Un bel mucchio di sassi, finalmente qualcosa si vede e si sente,  aspira.


Voci lontane nel bosco, un suono sordo, come una bottiglia stappata, vado a cercare Rattone, lui fuma. Come mufloni che si inerpicano su per il ravaneto fino a quota 1530, fico, sopra il livello del mare (slm), zero è l'orizzonte, zero è il limite dell'assurdo universo, zero è il mare e poi penso ' meno mille', curioso, -1000, tanto buio  tanto abisso. L'ingresso, se cosi può chiamarsi (tecnicamente, al momento non è nemmeno un ingresso ), è appena accennato. La parete rocciosa dove si immerge nel canale franoso, forma una piccola tecchia in cui il fumo viene risucchiato velocemente. E velocemente inizia uno scavo quando il sole è ancora alto, sasso dopo sasso, terra dopo terra, sudore dopo sudore, imprecazione dopo imprecazione, le ombre si allungano, il cielo si colora di arancione, volute di fumo si levano pigramente dal campo della cava e un metro cubo di materiale è giù dal ravaneto. Non solo il fumo sparisce nel ventre del monte, ma anche Igor e Barbara. Eccitazione, odore di carbonato di calcio, come droga, una scossa che elettrizza fino al midollo, il buio continua.
Buio, abisso, buio, 3528.
Abisso, buio, abisso, 3528.
E' ora di campo, è ora di cibo cotto sulla brace, e ora di bacco che mesce nei calici. Un altro luogo, un altro tempo, di ninfe e fauni che danzano intorno al fuoco incantati dalla musica di allegri satiri. Lupi che divorano tende rosa, falene che battono le ali nella notte silenziosa e ragni che corrono tra sassi ed erba alta.

L'alba di una nuova giornata si spande lentamente, i contorni prendono forma, alberi, rocce, vette lontane, e una brezza leggera sale lungo la valle fino al campo facendo fremere le foglie circostanti, ancora cinque minuti, ancora dieci minuti ed e passata un ora nel tepore del sacco a pelo. A questo punto il sole  ha fatto capolino riscaldando l'aria e la colazione diventa piacevole.
Il sole alto, luce intensa, cielo azzurro e ravaneto, meglio attrezzati, più braccia. Lungo serpeggiare nella fresca brezza che scende dal canale, ora la catena umana riprende da dove, in pochi, abbiamo lasciato il giorno prima.
A metà giornata il sole non ha ancora fatto capolino dalla cresta del Corchia,ma abbiamo già movimentato, ma sarebbe più giusto dire estratto, una tale quantità di sassi e terra che il ravaneto poco sotto è ormai irriconoscibile. Igor è sempre in prima fila, impossibile distoglierlo dallo scavo in profondità, da cui esce solo quando non ne può più.
Il tempo di una pausa, pane , formaggio e salame accompagnato dall'immancabile bicchiere di vino, poi si riprende con grande energia. Finalmente si comincia ad intravedere il buono, la parete sopra a soffitto, sempre buona, sotto frana, la terra ha lasciato il posto a sassi di diverse dimensioni, quelli più grandi si rompono facilmente con la mazzetta e via verso il fuori, poi l'ambiente sembra allargare, a turno entriamo per vedere e fare ipotesi di direzione, qui l'aria si disperde, non è facile prendere una decisione sulla direzione in cui andare, siamo un po' tutti stanchi e decidiamo di darci appuntamento per il week end successivo.

La settimana è passata lenta aspettando il sabato, tra congetture e progetti che porta il nuovo scavo. La giornata forse è meno brillante del solito, ma il tepore estivo si fa sentire. Siamo pronti per iniziare, ci siamo attrezzati con una sorta di tanca tagliata a metà per estrarre più facilmente il materiale, e cosi si procede fino a tardo pomeriggio quando ormai stanchi, decidiamo di tornare al campo.
Credo di aver bevuto un bicchiere di troppo, come al solito, non ricordo di essere entrato in tenda e svenuto nel sacco a pelo.

“Nad, seduto a pochi passi dal bordo del pozzo, lo sguardo perso come i pensieri nei meandri della mente, tutto lentamente scivola nell'abisso, come il lento stillicidio che diventa cascata in un angolo lontano del pozzo. Una goccia di sudore scivola dalla fronte, il bruciore del sale nell'occhio lo riporta indietro. Prende la corda a pochi centimetri e la porta nel discensore, uno scatto metallico ed è pronto. Secondi, minuti, passano lentamente e la corda scivola tra le dita, mentre una piccola luce scende nel buio lontano, uno, due , otto frazionamenti per toccare la base del pozzo. A lato un turbinare d'acqua sparisce in una frattura, in un grido cieco di marmo. Poco oltre la galleria inizia con una lieve pendenza in salita per poi proseguire in orizzontale curvando nettamente a destra. Da quel punto in poi tutto tace, il pavimento sabbioso sembra asciutto e caldo ed attutisce ogni rumore. Nad percorre un centinaio di metri per giungere in un ambiente più grande, oltre la galleria prosegue nel buio, porta dell'infinito. Scavato dall'età e dalla fatica, stanco si accascia al suolo.
- E' diverso, diverso – Pensa prima di addormentarsi.
Quanto tempo è passato, un anno, un secondo, un minuto, un millennio, cosa importa. Pensieri che turbinano nella testa senza una logica, senza uno spazio, ho sognato musica e tuoni lontani, apro gli occhi ma non vedo, solo notte, una notte senza stelle una notte che non è notte è buio, un buio profondo che entra nei polmoni ad ogni respiro fino a farne parte. Il nulla, un luogo senza spazio ne tempo, in cui tutto inizia e tutto finisce, sospesa sento una paura lontana una pazzia che prende forma sottopelle. Non riesco a muovermi, membra rigide e fredde, ma colgo lontano una presenza, come un'ombra che bisbiglia nella mia mente, immagini, calore, vuoto, parole incomprensibili ma chiare in un esplosione di colori, sento i sensi più acuti, non ricordo chi sono, dove sono, cosa sono, ascolto lo stillicidio lontano che rimbomba, vedo la goccia, in un  tempo dilatato, si stacca dalla stalattite, precipita con un tonfo nella pozza sottostante formando onde concentriche che si allungano e frangono ai bordi, intorno è animato da creature che si dibattono, lottano rumorosamente, per infinitesime briciole di cibo, gracchiano, stridono, lunghe antenne si librano sferzando l'aria. Una follata di vento increspa l'acqua cristallina della pozza, un suono secco rimbalza sulle pareti di roccia, e tutto diventa più chiaro e luminoso, un altro suono secco e riesco a percepire l'intera galleria, una corsa veloce, sfioro le pareti, la via sembra chiudere ma seguo l'istinto e trovo un varco tra dei blocchi, ambiente più ampio, seguo la parete con uno schema casuale, percorrendo la sala più volte fino ad individuare una spaccatura, un altro giro per trovare la giusta angolazione e mi trovo in un meandro in cui sento l'acqua che scorre sul fondo, un suono diverso, una melodia, un canto antico che si spande come una vibrazione, posso ascoltare ogni singola goccia e il tempo che racchiude, volteggio in alto, seguendo le forme levigate della roccia, poi su per una condotta, aria , aria calda ad un tratto tutto cambia, mi sembra di precipitare nell'immensità, il vuoto, la vertigine, non ho più punti di riferimento, mi sento perduto, cado, precipito, percepisco un'altra forza, un altro suono secco e sento la superficie, un altro suono e sento l'erba, gli alberi, volteggio in alto per poi ricadere verso la superficie, riconosco l'antro che ripercorro a ritroso, meandro, sala, blocchi di roccia, galleria, fino alla pozza d'acqua cristallina, e una figura distesa in cui mi riconosco.
"

Devo aver avuto una notte agitata, tanto da non trovare la cerniera del sacco in un disperato bisogno di uscire, è l'alba. Faccio due passi a piedi nudi fino al margine della strada guardo la valle sotto, la foschia si che dirada ed ascolto il bosco che lentamente prende vita, una brivido mi corre lungo la schiena e penso alla colazione ancora lontana, decido di tornare al caldo del sacco.
In conclusione a metà mattina siamo come formiche che fanno avanti ed indietro da una tana trasportando materiale di scavo verso l'uscita, la frana ad un certo punto diventa leggermente più verticale che fa ben poco sperare, ma grazie all'intuizione di Stefano riusciamo ad avere la meglio e finalmente nel primo pomeriggio si apre un varco che porta su ambienti più grandi, siamo in Corchia con un nuovo ingresso il 19esimo.

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