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SpeloSciAlpinisti

  • Categoria principale: ROOT
  • Pubblicato: Lunedì, 22 Novembre 2010 17:38
  • Visite: 1806
  • 22 Nov

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Ci ritroviamo il sabato mattina a Levigliani sotto ad una pioggia torrenziale un po restii ad affrontare una camminata sotto l'acqua che si preannuncia essere solo l'inizio di una giornata all'insegna dell'umidità... Sotto i nostri piedi, da qualche parte nel buio, c aspettano i 60km di gallerie del complesso carsico del monte Corchia. La voglia di illuminarne almeno qualche metro ci fa rompere gli indugi.

Trovato ricovero sotto una tettoia, in poco meno di un ora i nostri intrepidi sci alpinisti sono completamente vestiti ed imbragati, pronti ad affrontare la giornata. Per arrivare il più vicino possibile all'ingresso della grotta con le macchine, ci spostiamo tutti fino al piazzale davanti all'entrata della turistica dell'antro del corchia. Lì organizziamo una spoletta con un paio di jeep e guadagniamo ancora un paio di chilometri di tornanti sterrati. Poi a piedi sotto l'acqua sulla marmifera. La "buca d'eolo", il varco scelto per penetrare all'interno dei labirinti del monte Corchia, si trova 50m di ripido sfasciume sopra il piazzale all'estremità della strada. Le cave stanno mangiando il ravaneto, ogni mese che torniamo, l'avvicinamento è sempre più avventuroso... Questa variabilità del percorso non è una novità, anni addietro la buca era stata perfino tappata da metri di rocce e detriti. Appena entrati incontriamo le solite scocciature nel far andare a regime i piccoli impianti di produzione di acetilene noti come "carburine". L'impianto serve per produrre gas combustibile in maniera controllata,trasportarlo su un fotoforo posto sul casco, ed incendiarlo per produrre luce.Purtroppo non sempre tutto funziona a dovere e, appena pochi metri all'interno della cavità, una fiammata di 30cm  avvolge completamente la testa della nostra Giulia... L'incendio viene prontamente estinto, e senza ulteriori perdite di tempo ci avviciniamo  alla prima calata. In speleologia non si adoperano nodi autobloccanti per scendere, la tecnica è semplice ma richiede molta attenzione. Nel giro di poche calate tutti focolaccini si impossessano della manovra, riuscendo a montare correttamente gli attrezzi e ad eseguire autonomamente la chiave di bloccaggio necessaria nei cambi di corda. Arriviamo nel "canyon", una magnifica galleria che penetra per più di un chilometro all'interno della montagna. La galleria si è formata in due fasi distinte. Nella prima l'acqua occupava interamente tutto il volume disponibile e così la sezione della galleria è aumentata in tutte le direzioni formando un profilo circolare. Nella seconda, abbassatisi il livello del flusso, l'acqua scorreva a pelo libero sul fondo, formando un canyon stretto e profondo. Progredire in questi ambienti richiede un buon livello di equilibrio e spesso si procede con gli arti in opposizione sui due lati del meandro, la roccia scivolosa, i pochi appoggi consumati dal passaggio di molti scarponi. Il canyon è interrotto sole da poche calate e da un lungo traverso ed in un paio d'ore ci troviamo tutti alla sommità del "pozzacchione", un salto di 50m che si getta nell'enorme salone "Manaresi".

 

Altre gallerie si affacciano su questa sala. Portano ad altre zone del complesso, a chilometri di distanza. E' qui che ci fermiamo per mangiare e per scambiare le prime impressioni sul percorso. La sosta serve anche per consentire alla squadra di disarmo di recuperare con una serie di calate in doppia le corde utilizzate fino a questo punto. Le corde devono essere portate avanti per consentire l'attrezzatura degli ultimi pozzi. Poco dopo si riparte. Gli "scivoli", il "pozzo delle lame" e finalmente ci troviamo sul "pozzo del portello". Indiscutibilmente il più bello della traversata anche se profondo poco più di 30m. Parte stretto ma dopo pochi metri la volta scampana e ci si ritrova a scendere al centro di una ampia sala, a fianco del fragore di una cascata che alimenta il vivace ruscello che scorre tra i massi del pavimento. La prossima calata ci fà atterrare  direttamente sulle passerelle della turistica. E' sempre strano dopo tutti gli ambienti selvaggi e incontaminati che abbiamo attraversato scoprire che i segni dell'uomo sono penetrati persino qui. In ogni modo i fari della turistica ci permettono di apprezzare in tutta la loro bellezza le concrezioni di calcite che adornano pavimento e soffitto di queste gallerie.

Sul percorso incontriamo persino un gruppo di turisti che ci fà passare, osservandoci con visi perplessi. Qualche centinaio di scalini più avanti ci troviamo ad un bivio, qualcuno esce per la turistica, ma la maggior parte dei focolaccini rifiuta le comodità offerte dalla dinamite della galleria artificiale e si avvia su per la "galleria franosa" alla volta dell'uscita naturale del complesso nota come "buca del serpente". Prima di arrivare nella strettoia sinuosa che giustifica il nome di questo ingresso, il gruppo si trova a dover affrontare la salita di un pozzo di oltre 30m. Per farlo devono impiegare gli attrezzi per la risalita su sola corda che fino a quel momento erano rimasti connessi all'imbrago inutilizzati. Anche in questo frangente  gli sci alpinisti dimostrano la loro polivalenza, salgono un ulteriore stretto pozzetto, giustamente noto come "la  buca da lettere",  e neanche un'ora più tardi rispetto a chi è uscito per l'ingresso artificiale si ritrovano all'esterno. Piove ancora e un ruscello vivace scorre giù per il canale, di solito secco, che dobbiamo percorrere per raggiungere il sentiero delle voltoline. Sono passate solo sei ore da quando siamo entrati, un tempo di tutto rispetto visto che sovente ci vuole più del doppio a percorre lo stesso tragitto in occasione della uscita conclusiva di un corso di speleologia della durata di 2 mesi! Non ci rimane che cambiarci e stanchi ma soddisfatti concederci una pizza e una birretta prima di dover tornare alle nostre occupazioni di superficie...

Complimenti ad Andrea, Antonio, Emanuele, Giulia, Sergio, Suzie e Vitaliano per il loro coraggio e la loro bravura. Un grazie di cuore all'aiuto degli speleologi del GSLunense e del GSFiorentino che hanno reso possibile lo svolgimento della gita. Saluti a tutti e speriamo di vederci presto sulla neve! Michele