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Gita Speleologica 11Marzo2012

  • Categoria principale: ROOT
  • Pubblicato: Domenica, 01 Aprile 2012 17:14
  • Visite: 3963

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PARTIRONO IN TANTI, TORNARONO CONTENTI!

CRONACA DI UNA SPELEOGITA – Antro del Corchia, ramo del fiume-fangaia – 11 marzo 2012 Sezione CAI La Spezia.

Quando qualcuno, su face book pubblica il numero dei partecipanti alla gita: “53 più gli accompagnatori”, i commenti sono vari, ma io già penso e scrivo che “sarà un successo!”.

 

 

Domenica mattina ci basta arrivare alla piazza di Levigliani per renderci conto che siamo veramente tanti: un gran movimento, le auto da sistemare, crocchi di gente sparsi per il piazzale, qualcuno si saluta, qualcuno incomincia a conoscersi, mentre si sistemano gli ultimi dettagli organizzativi e si attende la partenza del pulmino che ci porterà all’entrata del percorso turistico dell’antro del monte Corchia. Due giri della piccola corriera e siamo tutti davanti all’entrata della grotta. Non è la prima, anzi sono ormai diverse le volte che mi trovo in questo luogo prima di partire per un’uscita speleologica, ma così tanta gente a popolarlo non l’ho mai vista: tantissimi, ovunque, gente che si muove tra le poche auto che sono salite con le attrezzature, i veri preparativi hanno inizio! È forse una delle fasi più impegnative per chi accompagna il grande gruppo: vestire, imbracare, e attrezzare tutti i partecipanti! Sebbene l’escursione non sia particolarmente difficile, proprio perché pensata per chi in grotta non ha mai affrontato percorsi speleologici, la sicurezza per tutti rimane, comunque, importante e fondamentale. Come sempre ne usciamo con successo: chi cerca una longe, chi presta un casco, chi mette a disposizione un imbraco o un moschettone integrando le attrezzature del Gruppo Speleologico Lunense (GSL); con l’impegno e la disponibilità di ognuno, in breve ma concitato tempo, tutti sono a posto! Un ultimo controllo e siamo pronti, incominciamo ad appropinquarci all’ingresso, qualche irrinunciabile foto di gruppo e le porte dell’entrata all’antro finalmente si aprono! Il gruppo della sezione di Sarzana, meno numeroso, ci ha già preceduto; anche il gruppo dei più giovani, formato da una decina di bambini tra i 6 e i 12 anni, è già partito per affrontare un percorso alternativo. Mentre per alcuni dei neofiti l’emozione sale, (tra loro alcuni non sanno cosa aspettarsi, altri ne hanno una vaga idea) velocemente ci si divide in 2 gruppi, un istruttore, alcuni accompagnatori e una quindicina di speleoescursionisti, si apre anche l’ultimo degli accessi al percorso turistico. Pochi passi, pochi metri, pochi dei più di mille scalini delle passerelle che percorrono una piccolissima percentuale degli oltre 56 km esplorati delle cavità del monte Corchia, e la nostra vista, primo dei sensi coinvolti in questa esperienza, intuisce ed assapora le atmosfere, le prospettive ipogee che ci attendono. In questa prima fase purtroppo ci accompagna l’inevitabile frastuono dei nostri scarponi sulle passerelle e giù per gli scalini, per il resto procediamo in silenzio, lo sguardo quando può si alza ad osservare, mentre ogni tanto ci si ferma per provare a captare quello che l’accompagnatore, in testa al gruppo, ci racconta: sono informazioni sul fenomeno carsico, sulla formazione di diverse concrezioni piuttosto che notizie storiche sulla grotta e sulle esplorazioni che hanno portato alla scoperta di questo immenso patrimonio sotterraneo. Prosegue così il giro turistico, c’è chi scatta foto in continuazione mentre i più curiosi approfittano della ancora comoda progressione per chiedere ulteriori informazioni.

Chi ci conduce si sofferma negli angoli che possono risultare più suggestivi o impressionanti per i neofiti: cascatelle d’acqua, laghetti, concrezioni spettacolari, accessi agli altri livelli percorribili della grotta, pozzi e cavità che conducono altrove, chissà per quanti e quali altri meandri e abissi!

Occorre un’oretta per completare tutto il percorso turistico mentre i due gruppi, partiti separati, si sono ormai riuniti in uno che in unica soluzione di continuità giunge alla deviazione che ci condurrà lungo i percorsi del “ramo del fiume”. Inizia l’avventura speleologica vera e propria, per i più preoccupati l’ansia sale insieme alla curiosità naturalmente! Chi guida il gruppo ci prepara ironicamente con un bel: “adesso si inizia a fare sul serio!”. Ci si dispone saggiamente con gli accompagnatori che aprono, inframezzano e chiudono il gruppo e, con un po’ di cautela e circospezione da parte dei novizi all’esplorazione speleo, muoviamo i primi passi sui massi e i sassi che danno inizio alla nostra progressione nel buio, alla sola luce degli impianti d’illuminazione dei nostri caschi. Atmosfera cambia immediatamente, il rumore dei passi è attutito dal terreno sotto di noi (finalmente abbiamo lasciato definitivamente le rumorose passerelle), la maggiore concentrazione nei movimenti toglie spazio alle chiacchere, e, nonostante il numero delle persone che si spostano in un’unica fila di piccole lucine, rimanga elevato, tutto ha una prospettiva sensoriale più profonda e diversa; finalmente tutti i sensi possono assaporare, per quanto il contesto e la situazione lo permettano, le suggestioni dell’ambiente ipogeo. Ne sono sicura: chi più, chi meno, chi con maggior coscienza, chi senza magari goderne appieno, chi attraverso sensazioni piacevoli e chi, come è possibile, meno gradevoli, nessuno si è potuto sottrarre alle emozioni, seppur diverse per ognuno, che suscita questa esperienza!

Lo dico perché per me, tra gli ultimi approdati alla speleologia e al gruppo speleo della sezione cai della spezia, le sensazioni ed emozioni delle prime escursioni, sono ancora abbastanza fresche. Avanziamo in ambienti più o meno ampi, qualche meandro e strettoia, diversi traversi, qualche piccolo saltino di roccia dalla quale, chi non è avvezzo ad utilizzare le attrezzature speleo (praticamente tutti i partecipanti), viene assicurato con una corda all’imbrago e, con le necessarie indicazioni circa la tecnica di progressione da utilizzare, abilmente calato in basso dai titolati accompagnatori. Non mancano attenzioni e indicazioni nei passaggi più impegnativi, rassicurazioni per i più tesi, cordialità e quando serve una battuta nella guida del gruppo. Così procedendo, dopo aver anche addentato qualcosa, superiamo anche gli ultimi traversi per arrivare alla nostra meta, la fangaia.

I primi si devono fermare ed attendere l’arrivo del resto del gruppo: sarebbe difficoltoso se non impossibile incrociarsi in senso di marcia inverso sui già poco agevoli passaggi dei traversi che abbiamo appena passato; qualcuno si siede e riposa, qualcun altro incuriosito dalle corde che pendono dall’alto chiede informazione sulle tecniche di risalita su corda, qualcuno si scambia impressioni e riflessioni e si può riprendere la marcia per tornare indietro. Ormai tutti hanno idea di ciò che rimane da percorrere visto che torneremo per la stessa via, con tranquillità e soddisfazione affrontiamo il ritorno anche se per alcuni la stanchezza rende il rientro altrettanto impegnativo. Una volta raggiunto nuovamente il percorso turistico, alcuni instancabili optano ancora per una velocissima deviazione alle gallerie della neve, ma alla fine, per tutti, ci pensano le interminabili scale che conducono all’uscita a tagliare l’ultimo fiato e le gambe rimaste.! oltrepassiamo una porta, due porte, tre porte e è la luce solare che ci riaccoglie! Si può togliere il casco, i visi paiono sporchi ma sorridenti e gratificati dalla giornata, chi avevi perso di vista ti attende fuori pronto ad un saluto e un abbraccio, le ultime foto che documentino le affermazioni del tipo: “c’ero anch’io”, “io ci sono stato” o semplicemente restino un ricordo personale e di gruppo, e finalmente ci si può rilassare, cambiare, pulire, farsi scaldare da un raggio di sole. Con tutta calma ci si prepara per tornare e recuperare le auto a Levigliani, ma soprattutto all’atto finale di ogni uscita speleo nella zona degna di tale nome! In questi momenti e durante il tragitto in pulmino che ci riporta in paese, provo a raccogliere opinioni e riflessioni a caldo­: tutti sembrano contenti, soddisfatti, gratificati. C’è chi dice di essersi sentito accompagnato e coccolato, chi sinteticamente parla di esperienza molto bella, chi esprime la grande soddisfazione di esserci riuscito, chi semplicemente ringrazia, ma ciò che più rivela il bilancio positivo della giornata è l’atmosfera amichevole, affettuosa, allegra che si crea tra le persone che hanno appena condiviso una piacevole esperienza, chi ha condotto e chi è stato condotto, chi c’era già stato e chi c’è arrivato per la prima e magari unica volta! E per finire….. ecco! direi che si è creata una bella convivialità che in altro modo non poteva tradursi se non in quell’atto finale di cui ho già accennato: il meritato ristoro dalla mitica Piera, epilogo naturale di ogni impresa speleo!

Insomma per chiudere il cerchio: partirono in tanti, tornarono contenti!...... io almeno si!