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Slovenia Giugno 2012

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Ultimo week end di giugno in Slovenia. All'appuntamento di Fornola ci ritroviamo in sette, il tempo di sistemare i bagagli e partiamo alla volta di Parma a recuperare Anna, il viaggio è lungo, ma nel primo pomeriggio siamo a Prosecco, dove incontriamo il nostro amico di Trieste, per poi recarci in Slovenia a visitare le grotte di San Canziano, e di apprezzare il paesaggio carsico, dove il fiume Reka scompare nel sottosuolo, per riemergere 34 km più a valle con il nome Timavo, e sfociare quindi nel golfo di Trieste, a San Giovanni di Duino. Quando superiamo il confine per rientrare in Italia, rimane il tempo di preparare il campo con le tende , per poi recarci a cena, il giorno seguente saranno previste due grotte, la Davor e la grotta del Fumo.

Grotta del fumo

Il primo sole del mattino ci dava la sveglia scaldando le nostre tende. Un caloroso buongiorno, una frugale colazione e poi via all’appuntamento con i triestini. Barbara, Daniela, Chiodo, Giacomo e Michele formano il gruppo diretto alla Grotta del Fumo (Jama Dimnice).


Entrati in terra slovena, le nostre guide ci conducono attraverso un percorso cosparso di doline; giungiamo ad una strada sterrata in fondo alla quale ci fermiamo in uno spiazzo sotto il sole cocente. Andiamo subito a vedere l’entrata turistica della grotta, un pozzo in cui è presente un comodo camminamento scavato lungo le pareti della roccia. La grotta presenta due pozzi d'ingresso profondi circa 40 metri, collegati tra loro da una galleria. Questa conformazione fa si che nella stagione invernale si verifichi un particolare fenomeno che da origine al suo nome. L'aria esterna scende nel pozzo più grande e spinge l'aria più calda attraverso il pozzo più stretto. L'aria calda, a contatto con l'aria esterna, si condensa formando una colonna di fumo. Gli abitanti del posto pensavano che fuoriuscisse dall'affumicatoio del diavolo o "dimnica" in lingua slovena.

Inizia la vestizione. Grazie all’aiuto del borotalco la cosa appare abbastanza semplice. Riusciamo ad infilarci le mute, il caldo inizia a farsi sentire. Il breve percorso di avvicinamento all’inghiottitoio e l’attesa sotto il sole rovente, mi fa sudare come un prosciutto crudo il 15 agosto a mezzogiorno in spiaggia. Finalmente si scende !!

La Grotta ha gallerie sviluppate su due livelli, profonde circa 130 metri. Quelle superiori sono fossili, e presentano un percorso turistico che visitiamo sulla via del ritorno. Le inferiori sono attive e sono caratterizzate da una presenza massiccia di acqua. Accendiamo le luci, ci liberiamo dell’attrezzatura e via, iniziamo a scendere verso quest’ultime. Ad un certo punto scorgiamo delle ossa, fortunatamente di animale. I triestini spiegano che, ancora oggi, è possibile trovare resti umani gettati come rifiuti negli abissi, le foibe non dovevano solo cancellare l’esistenza fisica delle vittime ma anche la loro identità e la loro memoria.


Attraversiamo la Sala Bianca. Sul suo soffitto sono presenti stalattiti cresciute obliquamente a causa della corrente d'aria interna; sul suolo, troviamo stalagmiti di forma ovale con l'asse di pianta più lunga nella direzione della corrente d'aria.


Giunti alle colonne stalagmitiche, alte 20-25 metri denominate i Ciclopi, scendiamo verso le ormai distrutte strutture di un acquedotto costruito dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. Finalmente incontriamo il fiume, ci immergiamo, proseguiamo lungo il suo letto tra concrezioni e rocce. E’ un’atmosfera quasi inquietante, indefinibile come un cielo nuvoloso nel cuore dell’inverno. Non è il solito buio ma, le concrezioni sono completamente nere. Sono completamente coperte da una patina bituminosa frutto della scarsa sensibilità al problema dell’inquinamento presente in queste terre sino al secolo scorso.

La discesa al torrente avviene sempre senza nessuna difficoltà, risalendo il suo corso tra pozze, gallerie e passaggi molto suggestivi sino ad un sifone, lungo una decina di metri. Riusciamo ad attraversarlo, passiamo attraverso una strettoia e si usciamo su una cascata, la discendiamo sino ad un cunicolo fangoso oltre il quale decidiamo di non proseguire.


Durante il ritorno si indugia un po’ nelle pozze. Mano a mano che si risale il pozzo la temperatura aumenta di metro in metro, i miei occhiali si appannano, non ci vedo una mazza !!! Una volta fuori via la muta velocemente. Si sogna una fresca birra e gli amici triestini ci accontentano.

Grotta Davor (Davorjevo Brezno)

Salutiamo Barbara, Daniela, Chiodo, Giacomo e Michele che si recano alla Grotta del Fumo, mentre il resto del gruppo: Anna, Biagio e Kunze con il resto degli indigeni triestini partiamo alla volta della Davor in terra Slovena, lasciamo le auto in prossimità della ferrovia e in meno di dieci minuti siamo all'ingresso della cavità chiusa da una botola.


Scendiamo velocemente per 150 metri e alla base del P60 entriamo in una vasta sala, dove ci cambiamo per indossare le mute, da questo momento in poi entriamo nel ramo attivo della grotta,

scendiamo per altri 200 metri, a tratti nuotando e calandoci per pozzi spettacolari, per arriviamo al sifone terminale, un piccolo lago di un 30 metri di diametro, in cui Biagio si tuffa e nuota allegramente.


Al ritorno la sosta è d'obbligo nella sala alla base del P60, dove ci cambiamo e mangiamo un boccone prima di riprendere la risalita.

 


 

 

 

 

In breve siamo fuori, pronti per una meritata bevuta con birra slovena.

 

L'ultimo giorno, come da programma, ci rechiamo all'abisso di Trebiciano

 

 

il cui fondo è proprio sul Timavo a 12 m slm. La discesa è di 340 m su scale metalliche,

 

in poco meno di un'ora ci troviamo in una sala immensa che percorriamo in discesa per giungere sulle rive del fiume sotterraneo.

 

Quando torniamo in superficie decidiamo di andare a Duino per il pranzo e per vedere le sorgenti del fiume nascosto.