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SPELEOLOGIA:tra scienza,esplorazione e immaginario

  • Categoria principale: Rubrica
  • Pubblicato: Mercoledì, 28 Luglio 2010 17:15
  • Visite: 10089

Introduzione:


Libertà di ululare alla luna
Di urlare di gioia per il sole
Di addormentarsi alla luce delle stelle
Di farsi un fuoco ed arrostirsi il cibo.
Libertà di cantare vecchie ballate
Di cambiare giocattoli
Di parlarsi in modi nuovi
Con altri nomi, con nuove storie.
Libertà di impazzirne
Senza paura
Senza problemi.
(Andrea Gobetti- Una frontiera da immaginare)


Lo speleologo si addentra nei meandri della terra alla ricerca dell’ignoto, del buio e del silenzio assoluti, sfida la Natura e allo stesso tempo cerca un rapporto d’intimità teso alla profonda conoscenza di ciò che essa nasconde. Lo speleologo cerca l’adrenalina che può trovare solo quando è appeso ad una corda, nel vuoto, dove tutto ciò che vede sono le luci dei suoi compagni, cinquanta metri sotto di lui, come lucciole in una notte senza stelle.
La paura e l’ebbrezza, la vertigine e l’euforia convivono nella speleologia rendendola una disciplina affascinante e incomparabile con qualsiasi altra.
La tesi si propone dunque di esplorare idealmente lo scenario ipogeo, mediante un percorso unificante le varie discipline scientifiche, storiche, letterarie con l’obiettivo di portare alla luce ciò che il nostro pianeta cela tanto misteriosamente dentro di lui.

 

 

Immaginifici percorsi nel mondo sotterraneo : il fascino dell'ignoto tra fantasia e realtà.

 

 

“Spesso piegandomi in qua e illà per vedere se dentro vi disciernessi alcuna cosa, e questo vietatomi per la grande oscurità che là entro era, e stato alquanto, subito salse in me due cose, paura e desiderio: paura per la minacciante e scura spilonca, desiderio per vedere se la entro fusse alcuna miracolosa cosa”.

Codice Arundel , f. 155 r.

 

Leonardo da Vinci, da sempre attratto dalle montagne e soprattutto dal paesaggio alpino, ai quali trasferisce una connotazione simbolica e religiosa, come ben si può notare dal famoso dipinto “La Vergine delle Rocce”, esprime in questa citazione (tratta dal Codice Arundel, una raccolta di disegni e scritti di Leonardo da Vinci, comprendente 283 fogli databili tra il 1478 e il 1518) il desiderio di entrare nei segreti della natura e la paura di fronte al mistero delle forze ignote che la governano. In particolare, l’immagine dell’antro è legata all’idea secondo cui la natura è animata da ragioni che ne determinano il meraviglioso corso necessario. Queste ragioni ultime delle cose sono soffio vitale, forza, energia: esse sono entità dinamiche che presiedono alla metamorfosi del mondo e sono metaforicamente nascoste nel ventre della terra che inseminano, nel buio misterioso della caverna.

Questa bramosa voglia di scoprire “la gran copia delle varie e strane forme fatte dalla artifitiosa natura” portò numerosi autori del passato a fantasticare su ciò che la terra nasconde dentro di sé.

Uno di questi è sicuramente Jules Verne (1828-1905), il quale, sebbene tendesse a descrivere ambienti e situazioni senza averli mai visti di persona bensì semplicemente sul sentito dire, lascia trasparire dal suo scritto “Viaggio al centro della Terra” una caratteristica base che devono avere tutti gli speleologi: la curiosità e il gusto per l’ignoto. Se l’interesse per il mondo sotterraneo porta a ricavarne spunti fantastici, l’aspetto forse più interessante è la profonda speculazione che esso suscita.

Persino un autore latino di grande valenza letteraria quale fu Tito Lucrezio Caro (I° secolo a.C.) fu sedotto dall’imperituro fascino delle spelonche. Nel “De Rerum Natura” vv. 538-44 Lucrezio illustra le cause dei terremoti le quali vengono fatte risalire ai “coperti fiumi che rotolano con un grand’impeto i flutti” e “al vento che raccoltosi entro le grotte sottoterra si ammassa da un solo lato e addossandosi alle alte caverne, incalza con grande forza”.