SPELEOLOGIA:tra scienza,esplorazione e immaginario - Le cavità artificiali
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- Pubblicato: Mercoledì, 28 Luglio 2010 17:15
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Le cavità artificiali : trincee ipogee.
Se la natura ci stupisce con la sua fantasia illimitata e artistica, altrettanto scenografici sono gli ambienti sotterranei realizzati dall'uomo nel suo lungo progredire verso le forme attuali di civilizzazione. La branca della speleologia che rivolge il suo interesse verso questo tipo di struttura ipogea è detta speleologia urbana, o meglio speleologia in cavità artificiali.
La riscoperta, lo studio e la documentazione di strutture ipogee dimenticate, perché ormai inutilizzate, riveste grande interesse dal punto di vista storico, sociale ed antropologico.
Soprattutto durante i due conflitti mondiali vennero utilizzate cavità naturali come posti di osservazione (I Guerra Mondiale) e vennero realizzate gallerie di ricovero antiaereo per la popolazione civile, per militari, per depositi di acqua e per la protezione antincendio (II Guerra Mondiale).
Ma la più singolare costruzione ipogea realizzata durante il periodo bellico è indubbiamente la “città di ghiaccio” scavata all’interno del massiccio della Marmolada dalle truppe austro-ungariche.
Attraverso questo gruppo montuoso si poteva accedere alle valli Badia e di Fassa e raggiungere Bolzano, Bressanone e Fortezza che allora appartenevano all’Impero. Quando all’inizio delle ostilità parte della Marmolada cadde in mano italiana, gli austro-ungarici furono costretti a difendere assiduamente la posizione della Forcella a V per impedire alle truppe italiane di raggiungere la valle.
Per questo venne progettata la cosiddetta “città di ghiaccio” dal tenente e ingegnere Leo Handl con lo scopo di riparare i soldati austro-ungarici sia dal fuoco nemico che dal freddo, dalla neve e dalle valanghe.
L’opera non doveva essere visibile dall’esterno ed era composta da una trentina di caverne a parecchi metri di profondità, anche 40 in alcuni punti, collegate tra loro da cunicoli muniti di passerelle e ponticelli e dotate di depositi di viveri, materiali e munizioni, ricoveri, infermeria, centralino telefonico, uffici del comando, mense e gabinetti.
Le sale dormitorio, illuminate dalla corrente elettrica proveniente da Canazei e fornita da una centrale a vapore, contenevano fino a 70 uomini.
La vita sotto il ghiaccio permetteva di evitare le rigidissime temperature esterne (fino -30° gradi C).
Infatti nelle gallerie la temperatura poteva variare dai +3°ai +5° d'inverno, scendendo a 0° durante l'estate.
Tuttavia l'aria era spesso resa irrespirabile dal fumo delle stufe (nonostante un ingegnoso sistema di ventilazione il fumo, raffreddandosi, spesso ritornava indietro nei camini) e forte era l'umidità in estate.
Inoltre i baraccamenti e le stanze dovevano essere continuamente modificati a causa del movimento lento ma incessante del ghiacciaio che le stritolava come in una potentissima morsa.
Sotto il ghiaccio l’effetto dei colpi d’artiglieria era minimo e le poche perdite che si ebbero furono dovute a cadute nei crepacci. Complessivamente però la costruzione della "città di ghiaccio" rappresentò una geniale soluzione che consentì la sopravvivenza a molti kaiserschutzen.













